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Cronaca

Strage di Altavilla Milicia, tre condanne all’ergastolo: carcere a vita per Barreca e i due complici

di Francesca Petrosillo -





La Corte d’Assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage di Altavilla Milicia, avvenuta nel febbraio 2024. I tre sono stati riconosciuti colpevoli dell’omicidio di Antonella Salamone, moglie di Barreca, e dei figli Kevin, 16 anni, ed Emanuel, 5 anni, uccisi al termine di un presunto rito di “liberazione dal demonio”.

La sentenza è arrivata dopo oltre dieci ore di Camera di consiglio. Oltre alla pena dell’ergastolo, i giudici hanno disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni ai familiari delle vittime, quantificato in diverse centinaia di migliaia di euro.

La decisione della Corte

La Procura aveva chiesto una condanna a 30 anni per Giovanni Barreca, ritenendolo semi-infermo di mente, mentre per Sabrina Fina e Massimo Carandente era stato richiesto l’ergastolo. La Corte ha invece stabilito che tutti e tre fossero pienamente capaci di intendere e di volere al momento dei fatti, infliggendo quindi il carcere a vita a ciascun imputato.

Strage Altavilla: il ruolo della figlia Miriam

Nella vicenda è stata coinvolta anche Miriam Barreca, all’epoca dei fatti diciassettenne. La ragazza è stata processata separatamente dal Tribunale per i minorenni: in primo grado era stata condannata a 12 anni e 8 mesi, ma la Corte d’Appello l’ha successivamente assolta dopo averla dichiarata incapace di intendere e di volere.

La scoperta della strage di Altavilla

L’11 febbraio 2024 fu lo stesso Giovanni Barreca a telefonare ai carabinieri confessando il triplice omicidio.

“Mi chiamo Giovanni Barreca. Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi.”

L’uomo attese i militari a Casteldaccia. Una volta arrivati nella villetta di Altavilla Milicia, i carabinieri trovarono una scena drammatica: i corpi senza vita dei due figli giacevano all’interno dell’abitazione, mentre Miriam era in stato di shock in una delle stanze.

Il corpo di Antonella Salamone venne rinvenuto solo diverse ore dopo, parzialmente carbonizzato e sepolto sotto un cumulo di terra nei pressi della casa. Dopo l’omicidio, il cadavere era stato dato alle fiamme nel tentativo di occultarne le tracce.

Il rito di purificazione e l’ossessione per il demonio

Durante l’interrogatorio, Barreca dichiarò agli investigatori che “in casa c’era il demonio”. Le successive indagini ricostruirono un contesto caratterizzato da un forte fanatismo religioso. Il muratore, che aveva frequentato per un periodo una chiesa evangelica, aveva sviluppato una crescente ossessione per la presenza del maligno.

Proprio in quell’ambiente aveva conosciuto Sabrina Fina e Massimo Carandente. I tre erano convinti che Antonella Salamone e il piccolo Emanuel fossero posseduti da forze demoniache e decisero di sottoporli a un violento rito di purificazione, fatto di preghiere e torture protrattesi per diversi giorni.

Le testimonianze e la ricostruzione degli omicidi

Determinanti per ricostruire quanto accaduto furono le dichiarazioni di Miriam Barreca, che raccontò agli inquirenti le violenze subite dalla madre e dai fratelli.

Secondo il suo racconto, Antonella Salamone sarebbe stata la prima vittima, seguita dal piccolo Emanuel e infine da Kevin.

La ragazza descrisse una lunga serie di torture inflitte alla madre prima della morte. Gli aggressori avrebbero utilizzato anche un asciugacapelli ad alta temperatura e una padella per colpirla ripetutamente.

Successivamente riferì che Sabrina Fina e Massimo Carandente le avevano spiegato che la donna era morta a causa di un infarto mentre si trovava a terra in cucina. Per questo motivo, raccontò, decisero di incendiarne il corpo e seppellirlo in una buca scavata da Giovanni Barreca con l’aiuto del figlio Kevin.

Gli esami autoptici

Le autopsie hanno confermato il quadro ricostruito dagli investigatori e dalle testimonianze raccolte. Gli esami medico-legali hanno inoltre accertato che Kevin ed Emanuel morirono per strangolamento con delle catene, confermando la particolare efferatezza dei delitti che hanno sconvolto l’intero Paese.