Lampedusa, Lorefice: “Papa Leone XIV in continuità con Francesco, la Chiesa sia dove si soffre”
La memoria corre all’8 luglio 2013, il giorno in cui Papa Francesco scelse Lampedusa come meta del suo primo viaggio apostolico, scuotendo le coscienze globali sul dramma delle migrazioni. A distanza di anni, l’isola si appresta a diventare nuovamente il fulcro della diplomazia e della spiritualità pontificia con l’imminente visita di Papa Leone XIV. Un evento che, secondo monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e presidente della commissione Cei sulle Migrazioni, rappresenta un segno inequivocabile di coerenza e prosecuzione del magistero del suo predecessore.
Nel suo messaggio ufficiale diffuso alla vigilia dell’incontro, Lorefice ha voluto sottolineare con forza il legame profondo che unisce i due pontificati nell’approccio alle emergenze umanitarie del nostro tempo. Il viaggio del Santo Padre non è soltanto un gesto simbolico, ma un richiamo diretto alle radici stesse del messaggio evangelico, che impone la presenza e l’azione laddove si consumano le sofferenze umane.
L’arcivescovo ha evidenziato come la presenza del successore di Pietro tra le comunità di frontiera serva a ridestare la missione originaria dei fedeli. Quella di Papa Leone XIV a Lampedusa sarà la visita del successore di Pietro che ci ricorda – così come aveva fatto Papa Francesco l’8 luglio del 2013 – che noi siamo stati fatti per essere pescatori di uomini e lì dove c’è un uomo e una donna che vogliono attraversare il mare o qualsiasi confine o muro innalzato dagli uomini, noi non possiamo non essere presenti come chiesa: “Ero forestiero e mi avete accolto, qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”.
Il parallelo tra i due pontefici non si ferma alla scelta geografica, ma tocca le corde più intime della riflessione teologica e sociale. Lorefice ha infatti ricordato i quesiti sollevati tredici anni fa e che rimangono ancora drammaticamente aperti nel dibattito politico e civile internazionale. “Papa Leone XIV si pone nettamente in continuità con Papa Francesco – prosegue – che proprio a Lampedusa offrì le tre domande sempre: “Dove sei Adamo, dove è tuo fratello, chi ha pianto per loro?”.
L’impegno verso chi si trova in condizioni di vulnerabilità, per la Chiesa e in particolare per le diocesi siciliane quotidianamente impegnate nell’accoglienza, non è un’opzione ideologica ma un dovere pastorale. La tappa a Lampedusa segue altri significativi viaggi di Papa Leone XIV, come quelli in Spagna e nell’arcipelago delle Canarie, anch’essi territori fortemente segnati dalle rotte migratorie transoceaniche.
La centralità della persona e il rifiuto della cultura dell’indifferenza rimangono i pilastri su cui si fonda questa nuova missione apostolica. Monsignor Lorefice ha concluso il suo intervento ribadendo il valore spirituale del supporto ai migranti, inteso come massima espressione della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo.
“Dove c’è qualcuno che piange, dove c’è qualcuno che ha desiderio di pienezza di vita, non può non esserci la comunità cristiana, non può non esserci il discepolo di Gesù e credo che anche a Lampedusa, come ha fatto nella visita in Spagna e soprattutto poi nelle Canarie, il Santo Padre ci viene prima di tutto a confermare nella parola dell’Evangelo, perché mettere al centro del nostro impegno il migrante significa mettere realmente al centro il Vangelo che arriva così, con un’assunzione della fatica, della sofferenza di altri. Non dimentichiamo che noi siamo i seguaci di Gesù, il Cristo, il Messia che prende su di sé le sofferenze degli altri. Il Papa viene a Lampedusa per confermarci nella fede e chiederà all’intera Chiesa di continuare la corsa dell’Evangelo perché arrivi come parola di vita e di salvezza per ogni uomo e per ogni donna.”
