Armao ai domiciliari, il gip di Palermo accoglie in parte la linea della Procura
Il giudice per le indagini preliminari di Palermo, Giuseppa Zampino, ha mandato Gaetano Armao ai domiciliari. Per l’ex vicepresidente della Regione Siciliana la misura cautelare arriva dopo l’interrogatorio preventivo. L’ipotesi di reato è la corruzione e ruota attorno alle autorizzazioni ambientali rilasciate dalla Commissione tecnica specialistica della Regione, la Cts, l’organismo chiamato a esprimersi anche sui progetti di impianti eolici e fotovoltaici, che Armao ha guidato fino alla scadenza del mandato, la scorsa estate. La stessa misura riguarda l’avvocato Pierluigi Matta e Luigi Zancla, figura di riferimento della onlus palermitana Samo. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Armao ai domiciliari, cosa contesta la Procura
Il fascicolo è seguito dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunta Francesca Mazzocco e dai sostituti Andrea Zoppi, Eugenio Faletra e Alessandro Macaluso. Nella ricostruzione dei pubblici ministeri, l’ex assessore regionale all’Economia avrebbe messo a frutto due incarichi di peso: la presidenza della Cts e il ruolo di esperto giuridico al fianco del presidente della Regione, Renato Schifani. In questa doppia veste avrebbe agevolato alcuni imprenditori attivi nelle energie rinnovabili, ottenendo in cambio denaro.
Il canale individuato dagli inquirenti passa per Matta, ritenuto il punto di contatto con le aziende. Secondo l’accusa le somme, in tranche fino a 6 mila euro, finivano sul conto del legale sotto forma di parcelle per consulenze in realtà mai prestate. Il professionista le avrebbe poi ritirate in contanti per girarle ad Armao, spesso all’interno di un’automobile. Diversi di questi passaggi sarebbero stati documentati dalle telecamere installate dalla squadra mobile di Palermo, diretta da Antonio Sfameni, che ha lavorato con intercettazioni, appostamenti e riprese video.
Tra gli episodi contestati figura una consegna del 9 febbraio 2026, che sarebbe avvenuta nella sede della facoltà di Scienze politiche, al Collegio San Rocco. La Procura aveva chiesto il carcere per Armao e per Matta: il gip ha scelto una misura meno afflittiva, decisione sulla quale potrebbero aver pesato le dimissioni già rassegnate dall’ex vicepresidente. Con Armao ai domiciliari, la contestazione centrale resta quella dello scambio tra denaro e favori.
Il capitolo sulle cure palliative e le richieste respinte
L’indagine ha anche un versante sanitario. A Zancla viene attribuito il pagamento di denaro per evitare che un decreto dell’assessorato regionale alla Salute estendesse ad altre associazioni il servizio di cure palliative, garantito dalla Samo. Per lui il giudice ha disposto i domiciliari, come per Armao e Matta.
Il gip ha invece respinto le richieste di misura cautelare per gli altri indagati. Tra questi c’è il deputato regionale dell’Mpa Giuseppe Lombardo, al quale la Procura contesta di essersi speso in commissione Sanità all’Ars per un emendamento favorevole alla Samo in cambio di un’assunzione; la sua difesa ha sostenuto che il parlamentare era assente nella seduta in cui gli emendamenti furono discussi e votati. Nessuna misura neppure per Mario Lupo, per l’imprenditore Sergio Vella, per Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne, ex vertici della società Cva, e per Benedetta Costanzo, dipendente della onlus. Per la maggior parte di loro l’accusa aveva sollecitato i domiciliari, mentre per Costanzo era stato chiesto il divieto di dimora.
La difesa di Armao e le tappe dell’inchiesta
Il caso era esploso all’inizio di ottobre, quando si era saputo della richiesta d’arresto. Armao si era subito dimesso da consigliere giuridico di Schifani e il suo ufficio nella sede della Presidenza della Regione era stato perquisito. Nell’interrogatorio preventivo del 13 ottobre l’ex vicepresidente si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha reso dichiarazioni spontanee e ha depositato una corposa memoria difensiva. La sua tesi è che quel denaro non fosse frutto di tangenti: si tratterebbe di prestiti ricevuti da Matta, con cui ha un rapporto che dura da circa quarant’anni, oppure di compensi per attività professionali. Il suo legale, Giovanni Rizzuti, ha inoltre messo in dubbio la fedeltà di alcune trascrizioni delle intercettazioni e ne ha contestato l’utilizzabilità.
Sul fronte contabile si muove anche la Procura regionale della Corte dei conti, che ha acquisito negli uffici della Regione, tramite la Guardia di finanza, la documentazione sui compensi legati ai due incarichi. La vicenda ha avuto pesanti ricadute politiche, alimentando nelle settimane scorse la tensione dentro Forza Italia. Con Armao ai domiciliari l’inchiesta entra ora in una nuova fase, mentre la difesa potrà rivolgersi al tribunale del Riesame.