Omicidio nel Catanese: confermato l’ergastolo per Antonio Marano
La giustizia ha confermato la pena dell’ergastolo per Antonio Marano, l’ottantaduenne noto alle cronache giudiziarie come il killer delle carceri. Il verdetto definitivo ha colpito lo spietato sicario della mafia catanese e un suo complice per un delitto consumato nel 2016 nel territorio di Giarre.
Il movente del delitto nel Catanese
Le indagini della Procura distrettuale di Catania, coordinate dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Santo Di Stefano, sono state eseguite dai carabinieri. Secondo gli inquirenti, l’omicidio è scaturito da motivi passionali ed economici legati alla relazione che la vittima aveva con una donna, precedentemente legata a un uomo di nome Censabella.
Il passato del killer delle carceri
La figura di Marano evoca una delle pagine più violente della criminalità degli anni Ottanta, trascorsa tra faide e penitenziari insieme al sodale Antonino Faro e contro il rivale Vincenzo Andraus. Proprio nel carcere di San Vittore, Marano e Faro fecero irruzione nella cella di Andraus per colpirlo con un tubo della doccia che “avevamo staccato con le mani” per “assassinare un infame”, tentativo sventato dai secondini. Durante il processo, Marano dichiarò ai giornalisti che “se Andraus fosse morto – sostenne Marano – si poteva dire, ma purtroppo è vivo. Quando morirà ne riparleremo…”.
Nel 1987, Marano e Faro sopravvissero a un attentato nell’aula della Corte d’assise di Milano durante il processo Epaminonda, quando il detenuto Nuccio Miano sparò ferendo due carabinieri. La vendetta arrivò nel 1988 nell’aula bunker delle Vallette di Torino, davanti alla Corte presieduta da Gustavo Zagrebelsky. Marano lanciò un pacchetto di sigarette pieno di esplosivo contro le gabbie dei fratelli Nuccio e Luigi Miano. L’ordigno artigianale non colpì i bersagli ma sventrò un termosifone in ghisa. Con questa sentenza si chiude definitivamente la lunga scia di sangue del sicario catanese.
