Scoprirono un relitto romano a Trapani: premiati due sub dopo 27 anni
Hanno dovuto attendere 27 anni per vedere riconosciute le proprie ragioni. Fabio Di Bono e Dario D’Amico, due appassionati di apnea, nel 1999 scoprirono casualmente un relitto romano nelle acque di Trapani. Ora il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana ha accolto il loro appello, aprendo la strada al premio previsto per chi trova fortuitamente beni archeologici.
La vicenda è iniziata l’11 agosto 1999. Durante un’immersione in apnea, i due notarono sul fondale alcuni resti lignei circondati da numerosi frammenti di anfore. La scoperta venne quindi segnalata alla Guardia di Finanza.
Trapani, la scoperta del relitto romano
Gli accertamenti effettuati successivamente permisero di comprendere l’importanza del ritrovamento. Quella struttura apparteneva infatti a un’imbarcazione di epoca romana, rimasta nelle acque siciliane per oltre duemila anni.
Il relitto venne recuperato, restaurato e successivamente inserito nel patrimonio museale della Sicilia. Nel frattempo, però, per Di Bono e D’Amico iniziò una lunga battaglia per ottenere il riconoscimento economico previsto dalla legge.
Inizialmente il Tar aveva respinto il loro ricorso. Il punto centrale riguardava il carattere fortuito della scoperta, requisito necessario per poter ottenere il premio.
La svolta dopo 27 anni
A cambiare il corso della vicenda è stato il Consiglio di giustizia amministrativa. Secondo i giudici, non è stato dimostrato che Di Bono e D’Amico stessero svolgendo una ricerca archeologica organizzata quando individuarono il relitto.
Anche il loro successivo impegno nella tutela dell’area non può essere considerato una prova dell’esistenza di ricerche programmate. Il ritrovamento, dunque, deve essere considerato casuale.
La decisione stabilisce inoltre che la valutazione non dovrà riguardare soltanto i reperti materialmente recuperati dai due sub nel 1999. Dovranno essere considerate anche le parti del relitto successivamente riportate alla luce, restaurate e musealizzate.
Quanto sarà il premio per i due sub
Resta ancora da stabilire l’importo della ricompensa. La Regione Siciliana dovrà concludere il procedimento, determinare il valore dei beni collegati alla scoperta e quantificare la somma spettante.
Durante la causa, Di Bono e D’Amico avevano avanzato una richiesta di 500mila euro. Questo, però, non significa che riceveranno automaticamente quella cifra. Sarà l’amministrazione regionale a stabilire l’entità definitiva del premio, mettendo così fine a una vicenda iniziata quasi tre decenni fa.