Presunta truffa sugli indennizzi per la tromba d’aria del 2021: coinvolto Ignazio Abbate
La Procura di Ragusa ha chiuso il cerchio investigativo sulla presunta truffa legata agli indennizzi per i danni provocati dalla tromba d’aria che colpì Modica il 17 novembre 2021. Cinque persone hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che apre ora la strada alle determinazioni della magistratura sull’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Tra i nomi coinvolti figura quello di Ignazio Abbate, oggi deputato regionale all’Ars ed esponente della Democrazia Cristiana guidata da Totò Cuffaro, chiamato in causa in relazione al ruolo ricoperto all’epoca dei fatti, quando era sindaco di Modica.
Secondo l’impianto accusatorio, al centro dell’inchiesta vi sarebbero richieste – e in parte erogazioni – di fondi pubblici per terreni che, pur essendo formalmente indicati come danneggiati dall’evento atmosferico, in realtà non sarebbero mai stati interessati dalla tromba d’aria. Le aree in questione ricadrebbero nel territorio del Comune di Ragusa e non in quello di Modica, dettaglio tutt’altro che marginale nell’economia dell’indagine.
Gli appezzamenti risulterebbero di proprietà del padre di Abbate, mentre lo stesso parlamentare ne sarebbe stato affittuario. Per quei terreni sarebbe stata presentata una domanda di indennizzo superiore a 154 mila euro, intestata all’azienda agricola di Giuseppe Barone, che li avrebbe presi in locazione nove giorni dopo l’evento meteorologico. Secondo l’ipotesi investigativa, il contratto sarebbe stato retrodatato per rendere possibile l’accesso ai ristori.
Sulla vicenda, nei mesi scorsi, era intervenuto anche il consigliere comunale del Partito Democratico Giovanni Spadaro, che aveva presentato un’interrogazione sollevando dubbi sulla correttezza dell’iter amministrativo e sull’effettiva sussistenza dei presupposti per l’erogazione dei fondi.
Ora la palla passa nuovamente alla Procura, chiamata a valutare se chiedere il rinvio a giudizio dei cinque indagati. Intanto, sul piano politico e mediatico, il caso continua a produrre onde lunghe, perché quando un’inchiesta incrocia la gestione di risorse pubbliche e il nome di un rappresentante istituzionale, la questione smette di essere soltanto giudiziaria e diventa inevitabilmente anche etica e simbolica.
Non si è fatta attendere la replica di Ignazio Abbate, che affida a una dichiarazione il suo punto di vista:
«Ho appreso dalla stampa notizie riguardanti il sottoscritto, indicato quale autore di presunte truffe, rispetto alle quali ritengo doveroso intervenire per fare chiarezza e sgomberare ogni dubbio. La vicenda richiamata negli articoli non è altro che la fase conclusiva di un’attività istruttoria relativa a questioni di natura prettamente tecnica, svolta dal Dipartimento della Protezione Civile e non dal Comune di Modica. La pratica in questione non è stata presentata dal sottoscritto ma da soggetti terzi ed è stata ritenuta conforme alla legge dall’ente competente. Non vi è stato alcun mio intervento, a qualunque titolo, sulla pratica menzionata. Confidando pienamente nel lavoro degli organi competenti, affronto con serenità il futuro e continuo a svolgere il mio ruolo con responsabilità e correttezza istituzionale».
Parole che segnano una linea di difesa netta, tutta giocata sul piano della legittimità formale degli atti e sull’assenza di un coinvolgimento diretto. Ma la partita vera, come sempre in questi casi, non si gioca nelle dichiarazioni a caldo: si gioca nelle aule di giustizia e, parallelamente, nell’arena dell’opinione pubblica, dove la percezione spesso pesa quanto le sentenze.
