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Sicurezza a Palermo, il piano del Viminale contro la criminalità giovanile e il racket

di Andrea Scarso -





La risposta dello Stato di fronte alla recente escalation criminale nell’area metropolitana di Palermo si traduce in nuovi rinforzi e in un appello alla cittadinanza. Durante il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto nel capoluogo siciliano alla presenza del procuratore Maurizio De Lucia e del sindaco Roberto Lagalla, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tracciato la linea d’azione del governo.

La giornata del ministro è iniziata a Bagheria con l’inaugurazione di un immobile confiscato alla mafia, per poi proseguire in Prefettura per fare il punto sulle risorse. Uno dei temi centrali riguarda il ricambio generazionale all’interno della malavita locale.

“A Palermo ci sono giovani generazioni che si affacciano sulla scena criminale. Lo Stato deve dare risorse e non lesinarle in territori come questo. I problemi ci sono ma va anche segnalato che c’è una reattività dello Stato molto forte. Proprio oggi è stata fatta un’altra operazione antimafia. E’ un fenomeno complesso, quello che si sta manifestando. Ritornerò a breve in Sicilia per vedere i risultati raggiunti”.

Per contrastare questo scenario, il Viminale ha pianificato un incremento del personale di sicurezza.

“Dall’1 gennaio 2025 ad oggi abbiamo destinato 850 unità di personale in più tra le tre forze di polizia con un saldo positivo, tenendo conto di chi è andato in pensione e chi è arrivato, di 99 unità di personale. Sono numeri agli atti matricolari e sono controllabili e peraltro abbiamo la prospettiva adesso in vista delle chiusure dei corsi, parlo per polizia e carabinieri, di assegnare altre 90 unità tra luglio e agosto, alcune abbiamo deciso di anticiparle ai primi di luglio”.

Accanto ai rinforzi, il successo della lotta ai clan dipende dalla collaborazione del tessuto produttivo. I dati evidenziano però una persistente reticenza da parte delle vittime del racket.

“Faccio un appello ai commercianti perché si rivolgano alle forze dell’ordine e denuncino le richieste di estorsione. E’ importante che ci sia questa sollecitazione, perché, questo è un dato incontrovertibile, c’è un bassissimo numero di denunce rispetto alle evidenze giudiziarie già maturate e questo sicuramente non va bene”.

Denunciare è fondamentale per ottimizzare l’intervento degli inquirenti e superare la paura.

“Ci sono elementi che mostrano che qualcuno ancora vive la suggestione di assecondare in prima battuta le richieste estorsive. Io voglio cogliere l’occasione per evidenziare che qui a Palermo, ma in generale in Italia, lo Stato rispetto a qualche decennio fa c’è”, ha concluso Piantedosi.