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Cronaca

Blitz antimafia a Niscemi, scattano 35 arresti

di Edoardo Gentile -





Circa duecento carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta, supportati dalle unità cinofile, dallo Squadrone Cacciatori di Sicilia e dal 9° Nucleo Elicotteri, hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 35 persone. Trentadue sono finite in carcere, tre ai domiciliari. Le accuse, a vario titolo: associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza e traffico di stupefacenti.

Il gip del Tribunale di Caltanissetta ha firmato i provvedimenti su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) nissena. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati dal procuratore Salvatore De Luca nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale. I destinatari delle misure sono tutti ritenuti legati alla famiglia mafiosa locale.

Cosa nostra nei rifiuti: la colonizzazione degli oli vegetali esausti

Le indagini hanno raccolto gravi elementi indiziari sull’infiltrazione della famiglia mafiosa di Niscemi nel settore della raccolta degli oli vegetali esausti, monopolizzato imponendo accordi criminosi con ditte specializzate del settore colluse. Due aziende sono state sottoposte a sequestro preventivo. Il valore stimato supera i 6 milioni di euro.

Gli oli vegetali esausti –i residui degli oli da cucina usati da ristoranti e industrie alimentari– sono classificati come rifiuti speciali. La loro raccolta, trasporto e smaltimento richiedono autorizzazioni specifiche. È un settore che muove soldi veri: l’olio recuperato è materia prima per la produzione di biodiesel. Non è la prima volta che la criminalità organizzata vi mette le mani. Operazioni simili –da “Petrolio dorato” a “Oro Verde”– hanno documentato lo stesso schema in Campania, Puglia ed Emilia-Romagna. Il meccanismo è ricorrente: società formalmente autorizzate alla raccolta degli oli esausti usate per lucrare sul trattamento e la rivendita di questi rifiuti, aggirando normative ambientali e fiscali.

A Niscemi, il clan avrebbe imposto accordi criminosi alle ditte del settore. Chi voleva lavorare in quel territorio, doveva scendere a patti.

Il mercato dello spaccio con licenza mafiosa

Il secondo filone dell’indagine riguarda il traffico di stupefacenti. I carabinieri, sotto la direzione della Dda di Caltanissetta, hanno individuato gravi indizi a carico di una complessa associazione finalizzata allo spaccio di cocaina e marijuana che imponeva la concessione di vere e proprie “autorizzazioni” allo spaccio nel territorio di Niscemi, in cambio di un contributo di natura economica ovvero di una “messa a disposizione” del sodalizio mafioso. L’attività investigativa ha permesso di documentare oltre 200 episodi di cessione di stupefacenti.

Il concetto di “autorizzazione” allo spaccio rivela qualcosa di preciso sul funzionamento del potere mafioso. Non si tratta di semplice controllo del territorio. È la costruzione di un sistema para-fiscale parallelo: chiunque voglia guadagnare dalla droga in quel territorio deve pagare una quota o rendersi disponibile al sodalizio. Chi non paga, non lavora. Chi prova a lavorare senza pagare, si espone a conseguenze. È la stessa logica del pizzo applicata al mercato illegale: una mafia che non produce, ma regola e tassa.

Una filiera criminale, non un’anomalia

La mafia nissena avebbe imparato da tempo a muoversi nell’economia legale e in quella illegale in parallelo. Da un lato, il controllo di un settore merceologico regolamentato come quello dei rifiuti oleosi. Dall’altro, la gestione di un mercato criminale come lo spaccio. I due binari non si escludono: si rafforzano a vicenda.