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Nell’ex Bronx di Gela dove in centinaia vivono nel degrado

Quartiere Santa Lucia, estremo sud della Sicilia, negli anni 90 era la culla dei “baby killer” della Stidda e la piazza di spaccio più grande del territorio

di Redazione -





di GERRY ITALIA – Costruito nei primi anni 70 per essere destinato agli alloggi popolari, il Quartiere Santa Lucia, periferia di Gela, estremo sud della Sicilia, negli anni 90 venne battezzato “Bronx”, la culla dei “baby killer” della Stidda e la piazza di spaccio più grande del territorio. Ritornando in quei luoghi, nel 2024, le cicatrici di quel periodo sono ancora molto evidenti. La crisi dell’industria del 2014 e la fine del “sogno texano” di Gela hanno dato il colpo di grazia alle fasce più fragili della popolazione, quella delle periferie, già provate dalla povertà, dalla mancanza di lavoro e dal giogo della criminalità organizzata. Ed è quello che è accaduto anche a “Santa Lucia”. Il quartiere è per certi versi ancora terra di nessuno.

La povertà in cui naviga questa parte di città, purtroppo, sono ancora tante. Cittadini con eguale dignità, con diritti e doveri, vivono abbandonati in un degrado ambientale e sociale che è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno si ferma ad osservare. Il caso dello stabile di via Arica, nel blocco di casermoni a ovest del quartiere Santa Lucia è emblematico del degrado in cui versano da anni le palazzine popolari dell’ex Bronx gelese, dove i casermoni dello Iacp ospitano circa 500 famiglie.
La struttura è fatiscente, dentro e fuori, l’impianto fognario è un colabrodo e riversa liquami dentro gli appartamenti e l’impianto elettrico comune non funziona perché i ratti hanno rosicchiato i cavi lasciando al buio le case. Gli ultimi lavori effettuati dallo Iacp risalgono al 2007, da allora tutto è rimasto nel più completo abbandono. Ci avventuriamo per le scale. In uno degli appartamenti ci accolgono Salvatore e la moglie invalida. Di fronte casa loro un’abitazione abbandonata da anni che adesso è ricoperta dal guano di ratti e piccioni e che li costringe a vivere praticamente segregati in casa. Erosi dalla muffa e a causa dell’incuria ultradecennale, i muri degli appartamenti si stanno sgretolando. Dei calcinacci rischiano di crollare da un momento all’altro. Sulle pareti l’umidità e la muffa disegnano intarsi grigi e verdastri, che si estendono anche all’esterno. E le cisterne d’acqua sono ricettacolo di ratti e parassiti di ogni tipo. Stessa situazione che troviamo anche nel blocco nord del quartiere. Ad accoglierci in casa è la famiglia Falsaperla. E ci raccontano il loro dramma: mamma e figlio affetti da una disabilità, prigionieri di una casa senza ascensore, sono stati costretti a rinunciare alle terapie. Fino a qualche anno fa il papà riusciva a portare il figlio in una struttura di assistenza caricandoselo sulle spalle, all’andata ed al ritorno. Ma adesso non ce la fa più.

Ci racconta tutto con rabbia la sorella Rosaria: “Chi non vive queste situazioni sulla propria pelle non può rendersene conto, noi ci sentiamo emarginati da una società che preferisce ignorarci piuttosto che darci una mano. Siamo stati condannati ad un ergastolo perenne senza mai essere stati in carcere”. Lasciamo i palazzoni per spostarci poco più in là dove troviamo un altro simbolo del degrado di questo quartiere. Uno scenario di guerra che ricorda le zone bombardate che in questi giorni riempiono i telegiornali di mezzo mondo. Ma quello che ci troviamo davanti non è né Gaza né Mariupol. Le macerie, che appartengono ad un blocco di tre palazzine popolari mai completate e poi demolite nel 2011, sono lì a causa della burocrazia. Sono passati ormai tredici anni, infatti, da quando gli scheletri dei tre stabili vennero abbattuti. Terminate le operazioni di demolizione la ditta incaricata dall’Istituto Autonomo Case Popolari iniziò le operazioni di bonifica e di smaltimento, ma ad un certo punto tutto si bloccò per un contenzioso. Da allora quell’area è rimasta così, un enorme cratere di cemento armato nel cuore del quartiere Santa Lucia, che si è di fatto trasformato in una trappola pericolosa per i ragazzini che vanno a giocare in una zona purtroppo facilmente accessibile.

Ma il problema a distanza di undici anni è ormai anche di contaminazione ambientale. Le fondamenta delle palazzine, infatti, a causa delle piogge si trasformano in vere e proprie piscine di acqua putrescente e sono popolate da insetti e parassiti. Un vero problema di igiene pubblica più volte portato all’attenzione dell’amministrazione comunale e dello Iacp, che in più di dieci anni non sono riusciti ad intervenire in alcun modo. Il quartiere “Santa Lucia” intanto continua a rimanere nel limbo, un enorme cumulo di polvere che non può più essere nascosto da nessun tappeto, anche se nessuno ancora si decide a guardarlo, molto più facile distogliere lo sguardo e la coscienza verso il mare.