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Cronaca

Morte Nitto Santapaola, muore in carcere il boss condannato per la strage di Capaci

di Andrea Scarso -





La morte di Nitto Santapaola chiude uno dei capitoli più oscuri della storia di Cosa Nostra. Benedetto Santapaola, 87 anni, è deceduto nel carcere di Opera, dove era detenuto al regime di 41 bis. Da tempo malato, nelle ultime settimane le sue condizioni si erano aggravate fino al trasferimento nel reparto medico speciale riservato ai detenuti sottoposti al carcere duro. La Procura di Milano ha disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso.

Figura centrale della criminalità organizzata siciliana, Santapaola è stato, per oltre vent’anni, uno dei capi più influenti di Cosa Nostra. Nato a Catania nel 1938, era considerato il leader del clan Santapaola-Ercolano, gruppo dominante nell’area etnea e protagonista di una lunga stagione di violenza mafiosa tra gli anni Settanta e Novanta.

Il potere a Catania e l’alleanza con i corleonesi

Il suo nome è legato all’ascesa dei corleonesi guidati da Totò Riina, con cui strinse un’alleanza strategica che rafforzò il suo ruolo negli equilibri interni dell’organizzazione. Santapaola fu protagonista della stagione delle guerre di mafia e consolidò il controllo sul territorio catanese attraverso una rete di affari illeciti, dal traffico di droga alle estorsioni.

Considerato un boss spietato, è stato coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari per associazione mafiosa, omicidi e traffico internazionale di stupefacenti. Le sentenze definitive lo hanno condannato all’ergastolo come mandante di diversi delitti eccellenti.

Il ruolo nella strage di Capaci

Tra le pagine più drammatiche attribuite alla sua responsabilità c’è la strage di Capaci del 23 maggio 1992. In quell’attentato persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Santapaola ebbe un ruolo nella fase esecutiva dell’attacco, inserito nel piano stragista che segnò uno dei momenti più traumatici per lo Stato italiano.

L’arresto arrivò il 18 maggio 1993, dopo una lunga latitanza. Da allora era detenuto in regime di 41 bis, il cosiddetto carcere duro previsto per i vertici delle organizzazioni mafiose.

La fine in carcere

Negli ultimi anni le sue condizioni di salute si erano progressivamente deteriorate. Il trasferimento nel reparto sanitario del carcere di Opera era avvenuto proprio a causa dell’aggravarsi del quadro clinico. Ora sarà l’autopsia, disposta dalla Procura di Milano, a chiarire con precisione le cause della morte.

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