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Maxi operazione contro il riciclaggio internazionale, colpo al clan Messina Denaro: sequestri per oltre 200 milioni

di Italpress -




PALERMO (ITALPRESS) – Vasta operazione di respiro internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale alla sede con cui sono stati disposti la custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 soggetti e il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro.

Eseguite anche estese perquisizioni a Malaga (ES) e a Campobello di Mazara (Trapani), in tutti i luoghi nella disponibilità degli indagati. Sono oltre 150 i finanzieri impegnati nelle operazioni, parte di quali anche all’estero, al fianco delle forze di polizia degli Stati coinvolti. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa nella sede del comando provinciale della Guardia di Finanza di Palermo, a cui hanno preso parte il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia e l’aggiunto Vito Di Giorgio, il generale Domenico Napolitano, comandante della guardia di finanza di Palermo e il colonnello Carlo Pappallardo, comandante del Nucleo di polizia economico finanziario. Impiegati anche mezzi aerei, droni e dispostivi “termo scanner” per la ricerca di intercapedini e cavità nascoste, oltre a un team di esperti specializzato in analisi informatiche per l’individuazione di wallet digitali e criptovalute.

L’operazione giunge al culmine di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo, che ha consentito di ricostruire “un imponente patrimonio frutto del reimpiego, in molteplici Stati europei ed extraeuropei, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate già a partire dagli anni ’80 sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese”. Le indagini sono nate da una segnalazione delle Autorità di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara (TP) con importanti disponibilità economiche in quel Paese. I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che la stessa era stata coniugata con un narcotrafficante di elevato spessore criminale, già destinatario di plurime condanne, con rapporti di stretta contiguità con Cosa Nostra.

Su questo punto, fondamentali nel corso delle indagini si sono dimostrate “le dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro”. Sulla base di queste premesse, si è fatta strada l’ipotesi che i fondi andorrani fossero in realtà da ricondurre alle suddette attività criminali nel settore degli stupefacenti. Sono stati avviati, dunque, più estesi accertamenti che, partendo dal Principato di Andorra, si sono irradiati in numerosi altri Paesi europei ed extraeuropei. In particolare, iniziative di collaborazione sono state instaurate, “anche attraverso la rete di esperti economico-finanziari all’estero della Guardia di Finanza, con la Spagna, il Lussemburgo, il Principato di Monaco e il Libano”.

In Spagna, in special modo, grazie alle intense sinergie con la Policia National, “è stato possibile anche eseguire (tramite Ordine di Investigazione Europeo) attività tecniche di intercettazione, in parallelo con le analoghe operazioni condotte in Italia”. Tutti questi accertamenti hanno permesso di cristallizzare l’imponente patrimonio sedimentato in oltre 40 anni come reimpiego dei proventi delle attività di narcotraffico.

Più in dettaglio, è stato possibile acclarare come quei capitali siano stati nel tempo reimmessi nei circuiti dell’economica legale e siano oggi disseminati in una vasta moltitudine di strumenti finanziari, di partecipazioni azionarie, rapporti bancari, nonché in holding societarie e altri veicoli di schermatura localizzati, in massima parte, in Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco, Isole Cayman, Libano e Gibilterra. Sono state individuate “8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, 2 con sede a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale”. Sul piano delle disponibilità, sono stati accertati “numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti”.

È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese. Al contempo “sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella specie oltre 12 chili di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro”. Di straordinario pregio, inoltre, “sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banus, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol”. Di pari passo con la ricostruzione del patrimonio, le indagini hanno evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione del richiamato narcotrafficante, dalla moglie e soprattutto dal figlio (anch’essi sottoposti a custodia cautelare in carcere). L’intero patrimonio sopra descritto è stato attinto dal provvedimento emesso dall’A.G. palermitana. L’odierna attività di servizio testimonia la costante attenzione e il perdurante impegno della Guardia di Finanza, nell’ambito delle indagini delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nel settore del contrasto patrimoniale a ogni forma di criminalità.

SODDISFAZIONE DI MELONI E GIORGETTI

Il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, e il Ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, esprimono profonda soddisfazione per la vasta operazione di contrasto al riciclaggio di capitali illeciti, che ha consentito di sequestrare un ingente patrimonio del valore superiore ai 200 milioni di euro. Esprimono inoltre le proprie congratulazioni alla Guardia di Finanza, che ha condotto e coordinato l’operazione a livello internazionale. Si tratta dell’ennesimo duro colpo assestato, durante questo governo, alla mafia, che consente di recuperare proventi derivanti da attività di narcotraffico prosperate sotto l’egida di Cosa Nostra e, tra gli altri boss, di Matteo Messina Denaro. Il Governo ribadisce il proprio impegno a destinare i capitali recuperati a misure volte ad aumentare la sicurezza dei cittadini. Le liquidità sequestrate nell’odierna operazione giudiziaria potranno infatti essere ripartite tra le amministrazioni competenti già dal prossimo anno, per essere destinate al potenziamento dell’azione delle forze di polizia, in particolare al rafforzamento dei presìdi di sicurezza nelle stazioni ferroviarie.

MELILLO “IMPORTANTE OPERAZIONE, INFERTO DURO COLPO A RIORGANIZZAZIONE”

“Si tratta di operazione di grande importanza dal punto di visto strategico perché non si tratta semplicemente di individuare e sottrarre a un organizzazione come Cosa nostra ancora potente una parte importante delle ricchezze illecitamente accumulate in decenni di traffici illegali e sfruttamento del territori, soprattutto di quello siciliano. Ma si tratta anche di una scelta che consente di ostacolare il tentativo di Cosa nostra di ridarsi una organizzazione assolutamente unitaria e onnicomprensiva come quello di alcuni anni fa”. Così il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, illustrando nel corso di una conferenza a Palermo l’operazione della Guardia di finanza che ha portato al sequestro del tesoro di Matteo Messina Denaro.

“È evidente che queste risorse occultate sono un parte della garanzia che tutte le componenti dell’organizzazione ripongono nella funzione del vertice e nel tenere insieme tutte le componenti – ha sottolineato Melillo -. Sottrarre queste ricchezze significa continuare quel processo di disarticolazione necessario per impedire la formazione di strutture nuovamente in grado di proiettare su scala globale l’intera capacità intimidatrice e di condizionamento che è proprio di Cosa nostra”.

DE LUCIA “AGGRESSIONE A BENI PILASTRO DEL CONTRASTO A COSA NOSTRA”

“Abbiamo sempre detto che uno dei pilastri del contrasto a Cosa nostra è l’aggressione ai beni di Cosa nostra che è enorme e pensiamo di aver individuato in queste indagine una parte importante degli investimenti fatti in in decenni all’estero”. Lo ha detto il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, nel corso di una conferenza a Palermo dopo l’operazione della Guardia di finanza che ha portato al sequestro del patrimonio di Matteo Messina Denaro.

PAPPALARDO (GDF) “SEQUESTRATO INGENTE TRA ANDORRA, SVIZZERA E ISOLE CAYMAN”

“Si tratta di un’indagine di straordinaria complessità delicata che ha richiesto una collaborazione molto avanzata con le forze di altri paesi non solo in ambito Europeo ma anche extra-europeo. Si è trattato di seguire le tracce di capitali che risalgono a società dei primi anni ’80 seguendo le diverse tappe di questa trasformazione dei patrimoni di origine illecita: movimenti che partono dal Principato di Monaco, poi Andorra, poi Spagna e Isole Cayman, e anche dalla Svizzera al Lussemburgo e poi che tornano a Monaco”. Lo ha spiegato il colonnello Carlo Pappalardo, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, durante la conferenza stampa sull’inchiesta che ha portato al sequestro del patrimonio di Matteo Messina Denaro. “Tutti questi passaggi hanno prodotto assetti patrimoniali che oggi sono stati posti sotto sequestro al termine di questa operazione – ha sottolineato -, parliamo di un patrimonio di oltre 200 milioni di euro. Abbiamo anche sequestrato società in Spagna, Gibilterra, oltre 20 immobili, alcuni resort di lusso, e liquidità finanziare per oltre 10 milioni di euro. Abbiamo intercettato anche grandi quantità d’oro, oltre 12 chili di lingotti d’oro”, ha aggiunto.

SCHIFANI “COLPO DURISSIMO AI PATRIMONI MAFIOSI”

“Esprimo il mio plauso alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e alla Guardia di Finanza per la straordinaria operazione che ha portato al sequestro di beni riconducibili a Matteo Messina Denaro. Un risultato di grande rilievo nel contrasto alla criminalità organizzata e ai suoi interessi economici, frutto di un efficace lavoro investigativo internazionale. La lotta alla mafia non conosce pause e l’esito di oggi ne rappresenta una concreta e importante conferma“. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

LAGALLA “SEGNALE CONCRETO PRESENZA STATO”

“Desidero esprimere, a nome della città di Palermo, il più sincero apprezzamento alla Direzione distrettuale antimafia, alla Procura di Palermo e alla Guardia di finanza per la straordinaria operazione che ha portato al sequestro di un ingente patrimonio riconducibile a Matteo Messina Denaro e alla sua rete di fiancheggiatori. Questa operazione dimostra con forza che, anche dopo l’arresto del boss, il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine non si è mai fermato. Al contrario, le indagini sono andate avanti con determinazione e competenza, riuscendo a colpire i patrimoni illeciti e i circuiti economici che per anni hanno alimentato il potere mafioso. Il ritrovamento di questo enorme tesoro criminale rappresenta un segnale concreto della presenza dello Stato e della volontà di continuare a contrastare senza tregua ogni forma di mafia e di riciclaggio internazionale. Palermo è orgogliosa di chi ogni giorno lavora per difendere la legalità e restituire giustizia ai cittadini onesti”. Lo ha detto il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

– Foto xd8/Italpress –

(ITALPRESS).