“Segnale di discontinuità” dalle labbra di un indagato
Il 10 novembre 2025 il presidente della regione siciliana Renato Schifani ha rimosso due assessori espressione della Democrazia Cristiana legati a Totò Cuffaro, travolto da un’inchiesta per corruzione. Commentando la decisione, Gaetano Galvagno – presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) – ha parlato di un “segnale di discontinuità nel segno della trasparenza e della legalità”. Galvagno ha esaltato il gesto come esempio di “responsabilità istituzionale e chiarezza politica”. Il problema non è ciò che ha detto, ma chi lo ha detto.
Il numero uno del parlamento siciliano è da mesi al centro di gravi sospetti giudiziari:
- Indagine per corruzione e peculato (luglio 2025). I magistrati della Procura di Palermo hanno formalmente contestato a Galvagno i reati di corruzione e peculato. Secondo le indagini, egli avrebbe pilotato finanziamenti pubblici a organizzazioni legate a sé in cambio di assunzioni fittizie per i suoi collaboratori. All’inizio di luglio 2025 Galvagno stesso ha rinunciato all’auto blu ufficiale: gli investigatori lo indagano per peculato, cioè uso improprio del mezzo di servizio.
- Nuove accuse di truffa e falso (ottobre 2025). Con un secondo avviso di conclusione indagini, i pubblici ministeri hanno aggiunto a fine ottobre accuse di falso e truffa sulle indennità di missione del suo autista . In pratica gli si contesta di avere falsificato documenti di rimborso mentre il conducente utilizzava l’auto di servizio per scopi personali. Con queste nuove accuse – assieme a corruzione e peculato – si avvia la fase che potrebbe condurre ad un eventuale rinvio a giudizio.
- Favoritismi familiari. Le indagini hanno messo in luce sprechi e clientelismi: secondo gli inquirenti l’auto di Galvagno è stata usata regolarmente da familiari e amici (ad esempio la sorella e perfino la madre del presidente) per commissioni private. Allo stesso modo, la gestione dei fondi dell’Ars sotto la sua presidenza ha privilegiato enti a lui vicini. Una ricostruzione giornalistica ha documentato come tra il 2024 e il 2025 Galvagno abbia destinato 25.000 euro a ‘We Love Unict’, associazione universitaria legata alla destra catanese, il cui fondatore è poi entrato nel suo staff.
Questi elementi gettano un’ombra pesante sulla credibilità del «campione della legalità» che vuole rappresentare Galvagno. Le accuse – ancora tutte da provare – descrivono abusi di denaro pubblico e logiche da spartizione: inchieste giornalistiche parlano di cene con imprenditori favorevoli e di progetti finanziati in cambio di incarichi per parenti. Del resto la Procura lo definisce “il nome più altisonante” dell’inchiesta che ha travolto Fratelli d’Italia in Sicilia , un politico che aspirava alla presidenza della Regione. In questo quadro risuona quasi come una beffa
Immediata è arrivata la polemica dalle opposizioni. L’opinione dominante in piazza e nell’Assemblea regionale è che il gesto di Schifani sia stato un mero “maquillage”: “Più che un pugno di ferro è stato un buffetto” contro Cuffaro, denunciano Pd, M5S e altre forze. E soprattutto – spiegano i più scettici – si è scatenata una cultura dello scaricabarile in cui “paghino tutti tranne chi riempie le poltrone” .
In particolare Fabrizio Micari (Azione) ha stigmatizzato l’ipocrisia: “Ci domandiamo – prosegue Micari – con quale coerenza cacci Albano e Messina, ma tenga Sammartino, sotto processo per corruzione, e Amata, indagata anch’essa per corruzione?”. È la stessa domanda che molti cittadini si pongono: Galvagno applaude l’allontanamento di colleghi non indagati, ma egli stesso rimane al vertice dell’Ars nonostante penda su di lui un’indagine ben più grave. Il segretario regionale di Azione Antonello Calia commenta amaramente: “è la conferma di un modus operandi collaudato che prevede che paghino tutti, tranne chi ha scelto di riempire quelle poltrone con elementi poi soggetti a indagini e verifiche”. In altre parole, il sistema di potere ben noto all’insegna del cuffarismo – quella cultura delle clientele e dei favori incrociati che avevamo cercato di lasciarci alle spalle – resta intatto, con la destra siciliana ormai “fagocitata dai disastri e dalle clientele”. che avevamo cercato di lasciarci alle spalle – resta intatto, con la destra siciliana ormai “fagocitata dai disastri e dalle clientele”.
