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Regionali in Sicilia: Miccichè propone l’abolizione del voto diretto per il Governatore

di Edoardo Gentile -





Il panorama politico della Regione Siciliana si prepara a mesi di forte fermento. Secondo Gianfranco Miccichè, deputato regionale e tra i principali fondatori del movimento Grande Sicilia, lo scenario di un ritorno alle urne prima della scadenza naturale della legislatura appare ormai concreto. L’esponente politico ha delineato un quadro caratterizzato da forti frammentazioni interne alla coalizione di centrodestra, suggerendo una profonda riforma istituzionale per sbloccare l’attuale situazione di stallo e ridefinire i rapporti di forza tra l’esecutivo e l’Assemblea Regionale Siciliana.

Lo scenario del voto anticipato e la frammentazione nel centrodestra

L’analisi di Miccichè parte da una previsione temporale ben precisa sulla data delle prossime consultazioni elettorali nell’isola, evidenziando come i nomi già in campo rischino di creare una forte concorrenza interna alla coalizione. Rispetto alla tempistica e alle attuali dinamiche dei partiti, Gianfranco Miccichè ha dichiarato: “È realistico che si vada al voto anticipato in Sicilia, non penso però a ottobre, ma ad aprile dell’anno prossimo. In questo momento ci sono tre candidati nel centrodestra Giorgio Mulè (Fi), Marco Falcone (Fi) e Cateno De Luca (ScN) ma possibile che FdI proponga un suo nome”.

La proliferazione di candidature autonome e la mancanza di una leadership centrale forte, sia a livello locale che nazionale, complicano la ricerca di una sintesi politica. Secondo il deputato regionale, i vertici dei partiti situati nella Capitale non avranno il potere di imporre una figura unitaria, lasciando che le diverse anime della coalizione si misurino direttamente sul territorio senza cedere il passo.

La proposta di riforma: stop al governatore imperatore

Per superare il rischio di una paralisi politica derivante dal voto, Miccichè suggerisce un radicale cambio di rotta costituzionale per l’isola, ipotizzando il superamento del sistema presidenziale in favore di un modello parlamentare. Spiegando la sua visione per evitare la frammentazione, il politico ha affermato: “Nessuno di loro si ritirerà perché nei partiti non comanda nessuno e Roma questa volta non riuscirà a incidere nella scelta. Ma siccome nessuno col sistema attuale potrà ottenere più del 30% dei voti è ovvio che serve una soluzione: per me si dovrebbe abolire l’elezione diretta del governatore e introdurre la sfiducia costruttiva. Bisogna sedersi e governare questa riforma. Le alleanze vanno costruite dopo il voto e non prima, solo cosi si potrà uscire dal disastro attuale”.

La critica si estende alla gestione dei rapporti tra la presidenza della Regione e l’attività legislativa d’aula. Miccichè contesta l’accentramento dei poteri nelle mani del presidente in carica, lamentando una progressiva svalutazione del ruolo dei deputati regionali e del dibattito d’assemblea durante l’approvazione delle riforme. In merito al ruolo dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè ha concluso: “Perché se si va di nuovo all’elezione di un governatore-imperatore la Sicilia non avrà possibilità di salvezza. Non è pensabile che il Parlamento siciliano sia considerato un fastidio dal presidente della Regione, mai un dibattito d’Ala e l’assenza del governatore quando si esaminano le leggi è insopportabile”.