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Ambiente

Nuova bocca eruttiva sull’Etna: si apre una seconda frattura nella Valle del Bove

di Andrea Scarso -





L’attività vulcanica sull’Etna torna a intensificarsi. Intorno alle 11.30 di questa mattina è stata registrata l’apertura di una nuova bocca eruttiva sull’Etna. Il fenomeno si localizza precisamente alla base della parete nord della Valle del Bove, in una zona situata subito sopra Monte Simone, ad un’altitudine di circa 2.090 metri sul livello del mare.

La formazione di questo punto di emissione rappresenta il proseguimento diretto del dinamismo ipogeo iniziato nelle ultime ore. Il nuovo punto di frattura si è manifestato esattamente nel medesimo settore geografico dove, durante la notte precedente, si era già formata un’altra fessura. Quest’ultima si trovava a una quota leggermente inferiore, precisamente a circa 1.900 metri di altitudine.

I rilievi dell’Ingv sul tremore vulcanico e le sorgenti

A confermare la dinamica in corso è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che ha inviato tempestivamente sul campo i propri tecnici e ricercatori per condurre misurazioni e campionamenti. Gli esperti monitorano l’evoluzione del flusso magmatico e le variazioni strutturali del terreno, necessarie per valutare la portata complessiva della colata lavica.

L’andamento del tremore vulcanico segnala un’energia interna costante. I parametri rilevati dagli strumenti indicano che il segnale si mantiene su valori elevati, sebbene resti confinato nella porzione inferiore della fascia di guardia.

Per quanto riguarda il centroide delle sorgenti del tremore, le analisi della rete di monitoraggio ne hanno tracciato gli spostamenti nelle ultime ore. Fino alle 07.30 di questa mattina la sorgente profonda risultava localizzata nell’area del Cratere di Nord-Est. Successivamente, il segnale si è spostato verso la Voragine, attestandosi a una quota compresa tra i 2.800 e i 3.000 metri sopra il livello del mare.

Il quadro eruttivo resta sotto costante osservazione da parte delle autorità competenti e della Protezione Civile per garantire la sicurezza del territorio circostante e verificare l’evoluzione dei bracci di lava nella depressione della Valle del Bove.