Leggi:

Attualità

Gallo Afflitto e il Cefpas: le intercettazioni rivelano la regia politica

di Edoardo Gentile -





Sanfilippo: “Lo chiamo Gesù”

Roberto Sanfilippo, direttore del Cefpas, chiamava il suo padrino politico Gesù. Il motivo è spiegato dallo stesso manager nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta della procura di Caltanissetta: solo un miracolo poteva riportarlo al suo posto. Il miracolo c’era stato, nel 2023. Dopo la caduta del governo Musumeci, Sanfilippo era stato revocato. Poi Gallo Afflitto aveva ottenuto una nuova nomina dal presidente Schifani. La devozione aveva un prezzo, e il prezzo era noto a entrambi.

Il filo diretto con il palazzo: Marcello Caruso e le trattative

Come riportato da Repubblica, le intercettazioni della squadra mobile e dello Sco ricostruiscono una regia politica capillare. Quando Gallo Afflitto lavorava per blindare la riconferma di Sanfilippo, chiamava Marcello Caruso, allora segretario particolare di Schifani, con tono da creditore: “Ti ricordi che abbiamo detto due cose… la sua riconferma e l’altra cosa. Ricordalo, che te lo porto pure, così mi tranquillizzo anche io”.

Un’altra telefonata intercettata mostra Gallo Afflitto furioso con Caruso perché Schifani aveva rimproverato il manager dell’Asp di Agrigento, Capodieci – già indagato nell’inchiesta. Lo sfogo arriva in dialetto: “Va spiegacillu, iu mi rumpu ‘u culu, fazzu tutta una serie di cose e l’amici mè i vonnu ammazzari?”. Il messaggio da recapitare al governatore era quello di un uomo che si sentiva tradito dai suoi stessi alleati.

La moglie, Schifani e il “carta bianca”

Tra le priorità di Gallo Afflitto figurava anche l’assunzione della moglie al Cefpas, come era già emerso nelle fasi precedenti dell’inchiesta. Secondo le intercettazioni, il deputato avrebbe affrontato il tema direttamente con Schifani: “Renà, ascuta a mia, c’è una cosa che io ora ti dico… tu mi conosci… io me ne vado a Caltanissetta, mi sistemo tutte cose”. E avrebbe poi riferito al fidato Sanfilippo la risposta del governatore: “A mia m’ha confermare tutto quello che io devo proseguire, la cosa di mia moglie è la priorità”. Schifani, secondo il racconto di Gallo Afflitto, avrebbe risposto: “Riccardù, tà pussu dì nà cosa? Io… hai carta bianca”. Se queste parole siano state davvero pronunciate, o se appartengano alla narrazione autoassolutoria di un indagato che si vantava con i suoi, è una delle domande che l’inchiesta dovrà chiarire.

Un sistema di potere trasversale

Il quadro emerso dalle intercettazioni è di un deputato che gestiva un ente pubblico come strumento di scambi politici, intrattenendo rapporti diretti con i vertici della regione. Gallo Afflitto era abbastanza potente da trattare con il palazzo. Tra gli episodi documentati dagli inquirenti c’è anche la gestione di un nome vicino al sindaco di Canicattì, per il quale il deputato si era defilato: “Lo deve dire Caruso… non è che io non glielo voglio fare, ma siccome è figlio di un sindaco, deve essere il presidente Schifani a dire: sì, no”.