Guerra e commercio: export agroalimentare a rischio per 2 miliardi
La crisi internazionale e le tensioni militari tra Stati Uniti e Iran rischiano di avere ricadute pesanti sull’economia italiana, in particolare sul settore agricolo. Secondo Coldiretti, l’export agroalimentare a rischio potrebbe arrivare fino a 2 miliardi di euro se le difficoltà nei trasporti e nei collegamenti commerciali dovessero prolungarsi.
L’allarme arriva dal presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, intervenuto a Palermo a margine dell’assemblea dell’organizzazione agricola.
Le difficoltà per le esportazioni italiane
Secondo Coldiretti, il settore agroalimentare è tra i più esposti alle conseguenze della crisi. In particolare, i rischi maggiori riguardano i prodotti freschi e deperibili, che dipendono da trasporti rapidi e da rotte commerciali efficienti.
L’eventuale chiusura o limitazione del traffico costringerebbe le navi a percorsi più lunghi, con un aumento dei tempi di viaggio e dei costi legati al carburante. Un fattore che, secondo Prandini, potrebbe tradursi in un forte rallentamento delle consegne verso mercati strategici.
L’impatto della crisi sul settore agricolo
Il presidente di Coldiretti ha spiegato che, senza un ritorno alla normalità, l’Italia rischia di perdere circa 2 miliardi di euro di valore nelle esportazioni agroalimentari.
La situazione colpirebbe soprattutto le vendite verso Medio Oriente e Paesi asiatici, aree dove negli ultimi anni l’agroalimentare italiano ha registrato una crescita significativa.
L’appello alla rapidità nelle risposte
Per il mondo agricolo diventa quindi decisiva la capacità delle istituzioni e del sistema logistico di reagire rapidamente. Secondo Coldiretti, tempestività e soluzioni operative sono essenziali per evitare che la crisi internazionale si trasformi in un duro colpo per uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana.
Negli ultimi anni, infatti, agricoltura e industria alimentare hanno rappresentato uno dei motori della crescita del Paese. Un rallentamento dell’export rischierebbe di frenare proprio uno dei settori che più hanno sostenuto l’economia nazionale.
