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Revocata la confisca: restituiti beni per 100 milioni a Giuseppe Ferdico, l’ex “re dei detersivi”

di Andrea Scarso -





PALERMO – La Corte d’Appello di Caltanissetta ha revocato la confisca dei beni appartenuti a Giuseppe Ferdico, imprenditore palermitano noto come il “re dei detersivi”. Un patrimonio imponente — stimato nel 2012 in circa cento milioni di euro — che dopo tredici anni torna nelle sue disponibilità.

Con un’ordinanza datata 29 settembre, di cui racconta Livesicilia.it, il collegio presieduto da Marco Sabella ha accolto l’istanza di revocazione presentata dai legali dell’imprenditore, Roberto Tricoli e Luigi Miceli. La Procura generale non ha impugnato il provvedimento, che è così divenuto definitivo.

“Non era colluso con la mafia, ma vittima di estorsione”

La Corte nissena ha stabilito che è venuto meno il presupposto alla base della misura patrimoniale: secondo i giudici, Ferdico non intratteneva con Cosa Nostra un rapporto di “do ut des”. Al contrario, le prove emerse nei vari procedimenti hanno confermato che egli fu vittima di richieste estorsive, costretto a “mettersi a posto” per poter continuare la propria attività economica.

Diversi collaboratori di giustizia hanno ipotizzato presunte relazioni con i clan dell’Arenella, dell’Acquasanta e di Tommaso Natale, ma i giudici le hanno considerate “vaghe, generiche e contraddittorie”. Le dichiarazioni dei pentiti — tra cui Vito Galatolo, Angelo Fontana e Maurizio Spataro — non hanno trovato riscontri concreti.

Una vicenda giudiziaria lunga tredici anni

Il sequestro del patrimonio di Ferdico risaliva al 2012. Riguardava quattro centri commerciali, venti supermercati con oltre 500 dipendenti, un centro di distribuzione tra i più grandi dell’Isola, immobili di pregio e conti correnti. Nel 2021 la confisca era divenuta definitiva.

Le autorità giudiziarie avevano coinvolto l’imprenditore in procedimenti penali per concorso esterno in associazione mafiosa e per intestazione fittizia di beni. Condannato in appello e poi assolto in via definitiva, Ferdico aveva chiesto la revisione del provvedimento patrimoniale, sostenendo l’incompatibilità tra l’assoluzione e la confisca di prevenzione.

I giudici: “Assunto rimasto incerto”

Nelle motivazioni, la Corte d’Appello ha sottolineato che le risultanze processuali non consentono di sciogliere il dubbio sul ruolo effettivo dell’imprenditore. Ferdico, si legge nell’ordinanza, “era probabilmente vittima delle pressioni di Cosa Nostra, disponibile alle richieste dei boss più per timore di ritorsioni che per trarne vantaggi”.

Le presunte prove di una sua partecipazione attiva — come la comparsa del suo nome in alcuni “pizzini” dei Lo Piccolo — non sono state ritenute sufficienti a dimostrare un comportamento collusivo.

Le parole della difesa

“Abbiamo sempre ritenuto infondate le accuse — hanno commentato gli avvocati Tricoli e Miceli —. La revoca della confisca conferma che il signor Ferdico non è mai stato un imprenditore colluso ma un soggetto vessato. Le misure di prevenzione, applicate in assenza di una condanna, restano un vulnus allo stato di diritto”.

L’epilogo di un caso simbolo

Si chiude così una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni in Sicilia. Ferdico, che negli anni ’80 e ’90 aveva costruito un vero impero della grande distribuzione, torna ora in possesso del proprio patrimonio dopo oltre un decennio di sequestri e processi.

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