Regionali Sicilia 2027: FdI blinda Schifani e avverte Fi
La partita per le regionali siciliane del 2027 è già aperta, e il campo si sta definendo con mesi d’anticipo. Dopo la sconfitta alle amministrative, una parte del centrodestra isolano ha cominciato a mettere in discussione la candidatura di Renato Schifani, aprendo all’ipotesi di elezioni anticipate. Fratelli d’Italia e Lega hanno risposto con una doppia chiusura: Schifani si ricandida, e chi pensa al contrario si faccia da parte.
FdI: “Anche noi abbiamo candidati pronti”
Il messaggio di Luca Sbardella, commissario di FdI in Sicilia, è diretto e non lascia spazio a interpretazioni. “Se il candidato di centrodestra non dovesse essere Renato Schifani non è scontato che il sostituto sia di Forza Italia. Anche Fratelli d’Italia ha uomini e donne pronti a scendere in campo per vincere le elezioni regionali”, ha dichiarato alla Tgr Sicilia. È un avvertimento calibrato: FdI sostiene Schifani, ma si riserva il diritto di cambiare lo scenario. In casa meloniana, del resto, il nome su cui Giorgia Meloni punterebbe è quello di Carolina Varchi, deputata 43enne e già vicesindaco di Palermo, considerata figura molto vicina alla premier. Per ora rimane in secondo piano.
Il fronte interno di Fi: Mulè e Falcone in agguato
La turbolenza che Sbardella vuole scoraggiare viene dall’interno stesso di Forza Italia. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, ha aperto alla possibilità di una sua candidatura nel 2027, trasformando lo scontento in alternativa concreta e mettendo Schifani davanti all’ipotesi che la sua ricandidatura non sia più blindata. Se Mulè dovesse optare per restare a Roma, salirebbe in quota Marco Falcone, europarlamentare ed ex assessore, come possibile candidato di FI con il sostegno dello stesso Mulè. Falcone ha già incontrato Schifani a Palazzo d’Orleans, uscendone con una valutazione netta: “Non emergono segnali sufficienti circa una piena consapevolezza da parte di Schifani della fase che stiamo attraversando”.
Germanà (Lega): “Avanti con Schifani fino alla fine”
Nino Germanà, senatore e segretario della Lega in Sicilia, chiude in modo ancora più netto. “Far immaginare una coalizione che sta amministrando bene la Sicilia come una maionese impazzita è un esercizio al quale non vogliamo partecipare”, ha dichiarato, liquidando il collegamento tra il risultato delle amministrative e la tenuta del governo regionale. Il senatore indica una rotta precisa: portare a termine la legislatura, consegnare agli elettori una Sicilia con i conti in ordine e una strategia su rifiuti, sviluppo e infrastrutture. Chi vuole “mandare tutto a carte quarantotto”, dice senza giri di parole, “è un demolitore”.
Sondaggi e numeri reali
Se si votasse oggi, La Sicilia riporta che il centrodestra si confermerebbe la coalizione più forte al 45%, con FdI prima al 17,5% e Forza Italia che cala a 13,5%. Ma questi numeri non sarebbero sufficienti per avere la certezza di vincere: il campo largo vanterebbe il 40,5%. Il margine c’è, ma si assottiglia. E una coalizione che arriva alle regionali con una guerra interna sull’identità del candidato rischia di pagarlo in punti percentuali reali. I risultati delle amministrative hanno mostrato che dove il centrodestra si è presentato diviso, il prezzo più alto lo hanno pagato i candidati più vicini alla presidenza.
