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Ponte sullo Stretto, l’esposto di “Invece del ponte”: “Procedure incompatibili con le norme Ue, serve una nuova gara”

di Edoardo Gentile -





Le procedure e gli atti relativi alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina finiscono nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm). L’associazione “Invece del ponte” ha infatti presentato un esposto formale all’Antitrust, sostenendo che l’iter attuale sia incompatibile con le normative europee e nazionali in materia di trasparenza e concorrenza.

Al centro della contestazione, illustrata durante una conferenza stampa, c’è il mancato recepimento dei rilievi della Corte dei conti da parte del recente decreto legge, in particolare per quanto riguarda l’obbligo di indire un nuovo bando di gara. A gravare sul progetto ci sarebbero anche i dubbi sollevati dall’Autorità di regolazione dei trasporti in merito a potenziali aiuti di Stato e distorsioni del mercato all’interno del piano tariffario.

Il nodo del Codice degli appalti: superato il limite del 50%

Secondo quanto spiegato dal legale dell’associazione, l’avvocato Carmelo Briguglio, sia il diritto comunitario sia il Codice degli appalti nazionale parlano chiaro: è obbligatorio indire una nuova gara pubblica quando il progetto subisce modifiche sostanziali o quando il valore economico dell’appalto subisce un incremento superiore al 50% rispetto all’importo originario.

Nel caso del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, secondo l’associazione, si sarebbero verificate entrambe le condizioni. Il professor Guido Signorino ha analizzato l’evoluzione dei costi, evidenziando come la cifra stimata sia lievitata dagli iniziali 3,88 miliardi di euro agli attuali 10,6 miliardi di euro.

Anche applicando i criteri di aggiornamento previsti dal contratto originario, il valore della struttura si attesterebbe a 5,66 miliardi di euro. Di conseguenza, l’importo attuale riflette un aumento dell’87,3%, una percentuale che supera ampiamente il tetto massimo del 50% consentito dalla legge per procedere senza una nuova gara.

L’ombra degli aiuti di Stato sul piano finanziario

Un altro pilastro dell’esposto riguarda i flussi finanziari previsti per la fase di esercizio dell’infrastruttura. Al termine dei lavori, in base alla convenzione stipulata tra il ministero delle Infrastrutture e la società Stretto di Messina (SdM), l’intera rete ferroviaria dell’opera passerà sotto la gestione di Rete ferroviaria italiana (Rfi).

Il piano economico e finanziario prevede tuttavia che la società Stretto di Messina incassi il contributo statale per la continuità territoriale, storicamente destinato a Rfi, a fronte del versamento di un canone ferroviario annuo. L’associazione “Invece del ponte” contesta la legittimità di questo schema finanziario, ritenendo che tali trasferimenti alterino la struttura dei ricavi della società e si configurino, di fatto, come aiuti di Stato non consentiti dalle rigide regole europee.