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Infrastrutture

Ponte sullo Stretto, la Procura di Roma indaga tre uomini per aver tentato di condizionare la Corte dei conti

di Edoardo Gentile -





Chi sono gli indagati

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati tre persone: Tommaso Miele, 70 anni, ex presidente aggiunto della Corte dei conti in pensione dal febbraio 2026; Giacomo Francesco Saccomanno, 71 anni, avvocato già consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa; e Vincenzo Virgiglio, 65 anni, imprenditore reggino residente a Roma. Le accuse, contestate in concorso, includono corruzione per l’esercizio della funzione e rivelazione di segreti d’ufficio. Le perquisizioni sono state delegate ai carabinieri del Ros e hanno interessato Roma, la provincia di Reggio Calabria e il frusinate.

Il meccanismo contestato

La delibera con cui il Cipess ha approvato nel 2025 il progetto definitivo del Ponte subordinava la propria efficacia alla registrazione da parte della Corte dei conti. È su questo passaggio che si concentra l’inchiesta. Secondo l’accusa, Miele avrebbe rivelato informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati e sull’andamento della Camera di Consiglio in adunanza plenaria, nell’interesse della Stretto di Messina Spa. In cambio, il magistrato prossimo al pensionamento avrebbe manifestato interesse a ottenere cariche apicali in organismi di diritto pubblico dopo la quiescenza. I tre si sarebbero incontrati nell’orbita dell’associazione “Accademia Calabria”, indicata negli atti come punto di contatto tra le parti.

Le reazioni

L’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha dichiarato la totale estraneità della società ai fatti contestati, confermando la disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti. Sul versante politico, il profilo di Saccomanno, già commissario regionale della Lega in Calabria e consulente esperto di Salvini al ministero dei Trasporti, rimosso dal CdA poche settimane fa, ha alimentato le polemiche dell’opposizione.