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Ambiente

A Vizzini nasce un impianto agrivoltaico tra i più grandi d’Europa

di Edoardo Gentile -





Vizzini è un comune di poco più di seimila abitanti nel Catanese, conosciuto per i romanzi di Giovanni Verga e per la civiltà rurale che ne ha segnato la storia. Su terreni che fino a ieri ospitavano pascoli e coltivazioni tradizionali, European Energy, una società danese con oltre vent’anni nel settore delle rinnovabili, ha avviato i lavori per uno degli impianti agrivoltaici più grandi d’Italia e tra i principali dell’intera Unione Europea.

La potenza installata è di 225,5 MW. L’investimento supera i 200 milioni di euro. A regime, il sito produrrà circa 405 GWh di energia l’anno: abbastanza per coprire il fabbisogno di oltre 135.000 famiglie, una cifra vicina all’intera popolazione di Catania. Sono numeri che spostano questo cantiere dal perimetro di un progetto locale a quello di un’infrastruttura con rilevanza continentale. “Vizzini ha un profilo interessante nel mercato europeo delle energie rinnovabili”, ha detto Jens-Peter Zink, vicedirettore generale di European Energy, con una sobrietà che è la cifra stilistica del settore ma che, in questo caso, nasconde una scommessa non piccola.

Energia e agricoltura senza scegliere: 820 ovini tra i pannelli

L’agrivoltaico è la tecnica che integra la produzione fotovoltaica con le attività rurali, anziché sostituirle. Non è una novità concettuale, ma raramente raggiunge la scala di Vizzini. Qui la coesistenza tra energia e territorio sarà materiale: circa 820 ovini pascoleranno sotto e tra i pannelli, le superfici agricole rimarranno produttive. “La produzione di energia e l’agricoltura possono coesistere”, ha detto Alessandro Migliorini, director head of public affairs di European Energy Italia. “Così come possono coesistere innovazione e sostenibilità.”

È anche una risposta diretta a chi considera gli impianti rinnovabili utility scale, quelli di grande dimensione destinati alla rete nazionale, incompatibili con il paesaggio del Mezzogiorno. Il progetto include inoltre una componente di riforestazione: quercia roverella, quercia da sughero, olivastro, carrubo. Alberi che non producono energia, ma definiscono un ecosistema e segnalano un’intenzione. Migliorini ha sottolineato come il progetto sia stato “sviluppato in stretta collaborazione con gli attori locali e le autorità”, con particolare attenzione all’integrazione nel contesto circostante. La differenza, in questi casi, è spesso tutta lì: tra un impianto imposto e uno negoziato.

Sei anni di iter autorizzativo: la fotografia di un sistema che frena

La strada per arrivare a questo cantiere è stata lunga. Il percorso autorizzativo è iniziato alla fine del 2018. Sei anni e mezzo per ottenere i permessi necessari, una cronologia che, più di qualsiasi analisi, fotografa le difficoltà strutturali delle rinnovabili in Italia, soprattutto nella fase istruttoria. Filippo Ricci, country manager per l’Italia di European Energy, ha rilevato come il paese continui ad attrarre un “notevole interesse” da parte degli investitori, ma la lentezza burocratica resta il nodo che nessuna dichiarazione inaugurale scioglie.

Il confronto con la Danimarca è implicito, ma presente. L’ambasciatore Peter Taksøe-Jensen era in prima fila: “Questo evento è un esempio della transizione energetica in Europa”. Un elogio che, tra le righe, portava anche il peso di un sistema che nel suo paese funziona con tempi diversi. Il sindaco di Vizzini, Salvatore Ferraro, ha guardato invece all’interno: “Dobbiamo portare qui i nostri giovani, dobbiamo portare le scuole”. Per un comune che soffre da anni di spopolamento, l’impianto vale anche come argomento per restare.