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Di turismo si vive, ma di turismo si può anche morire

Il turismo non è cambiato, sono cambiate le politiche per il turismo

di Cesare Pluchino -





Una volta c’era l’Ente Nazionale per il Turismo, c’erano le Aziende provinciali per l’Incremento turistico, c’era l’Assessorato Regionale, c’erano, a cascata gli assessorati provinciali e comunali.

Questa galassia oggi è del tutto smembrata, disaggregata, c’è il Ministero del Turismo ma è troppo lontano dalle realtà locali, in Sicilia l’assessorato regionale vede il turismo, e la sua promozione, in funzione dei grandi eventi, culturali, sportivi, di spettacolo, come anche le singole realtà comunali.

La promozione pura, il marketing territoriale, la pubblicità del sito, della destinazione, sono scomparse, Dedicate agli addetti al settore le Fiere del Turismo, mancano esaustivi studi di settore che, per le singole realtà, riescano a dare dati precisi sulle presenze, sulle provenienze, sul gradimento, sui giorni di permanenza e, soprattutto, l’origine e la motivazione della scelta dove fare una vacanza, breve o più prolungata.

I social hanno complicato le cose perché di turismo ne parlano tutti, i commenti e le recensioni diventano ormai determinanti, come in tutti gli angoli del web tutti sono esperti, sono specializzati, tutti competenti e maestri di strategie, mentre il tempo passa e il turismo diventa materia sempre più complessa e retaggio solo di gente specializzata.

Oggi il turismo è affidato a esperti che di mestiere fanno il direttore d’albergo ma anche i portieri, ai desiderata delle organizzazioni di categoria, se non alle singole categorie o al singolo gruppo di esercenti.

Cresce l’interesse per la Sicilia a livello internazionale

Le cronache sono piene di notizie, positive come quelle che danno la Sicilia come superstar dell’estate, per le ricerche sul web che vedono un incremento, rispetto all’anno precedente, del +52% ricerche dagli Usa e +51% dal Regno Unito, seguiti da una crescita rilevante dell’interesse da parte di Germania (+29%) e Paesi Bassi (+37%).

La Sicilia resta tra le destinazioni più ambite dell’estate, al primo posto tra le città siciliane più richieste c’è Taormina con una crescita delle ricerche del +36% su base annua, seguono Lampedusa (+33%), Giardini Naxos (+32%), Palermo (+29%), Cefalù (+23%), Favignana (+24%), Siracusa (+22%), San Vito lo Capo (+20%), Trapani (+12%), Catania (+4%).

Le tipologie di alloggio più prenotate: Appartamento; Bed and Breakfast; Hotel; Guest house; Casa vacanze; ApartHotel; Agriturismo; Villa; Resort; Casa di campagna.

La Regione Siciliana e il suo presidente ritengono di aver operato al meglio per il settore

Anche il presidente della Regione Schifani si mostra soddisfatto dei risultati che premiano l’impegno della politica per il settore, in termini di qualità e competitività, per rendere l’offerta turistica sempre più moderna e accogliente.

Sono Confimprese Sicilia e Federalberghi a confermare il momento positivo del turismo nella nostra Isola: +2,4% di arrivi esteri rispetto al 2024 e Sicilia tra le mete più scelte dagli italiani.

Schifani vanta il bando da 135 milioni di euro lanciato per migliorare la qualità delle strutture ricettive e sostenere le imprese del settore. Dice: «Un intervento concreto per alzare gli standard, attrarre turisti da nuovi mercati internazionali e garantire una crescita stabile e sostenibile. La Sicilia ha tutte le potenzialità per rafforzare il proprio ruolo nel turismo globale. Continueremo a lavorare con visione, puntando su qualità, innovazione e promozione mirata».

La Sicilia, scrigno di patrimoni ineguagliabili

Innegabile che, in Sicilia, le cose vanno bene, l’enorme patrimonio ambientale, il mare in primis, quello naturalistico, accompagnati da quelli culturale, artistico architettonico, enogastronomico e di grandi tradizioni folkloristico-religiose, difficilmente potranno registrare cali di interesse, ma occorre tenere presente che di turismo non si vive solo bene ma si può anche morire.

La crisi c’è e si avverte

C’è, innanzitutto, una crisi latente diffusa in molte parti d’Italia: da Rimini a Pesaro, passando per alcune zone della Toscana e della Puglia si avvertono cali della domanda, quest’anno soprattutto gli stabilimenti balneari avvertono una certa crisi rispetto al passato.

In Sicilia, nella parte occidentale dell’isola non mancano lamentele, si risente, innanzitutto della crisi che attanaglia il ceto medio italiano, meno propenso alla vacanza, tanto che le presenze di italiani sono stabili o in calo.

Si è vissuto per troppo tempo di rendita, il primo a risentirne è, appunto il settore balneare che ha bisogno di una vera rigenerazione: servono progettualità, visione, idee nuove per affrontare la concorrenza crescente di altre località.

Servono una ristrutturazione urbanistica, trovare soluzione agli alberghi chiusi, una riqualificazione commerciale, una riqualificazione ambientale con lo stop al degrado, una maggiore attenzione alla sicurezza: furti, scippi, bande di minorenni, rumore ambientale e strutturale richiedono risposte immediate, strategie infrastrutturale: aeroporto, ferrovie, autostrade, viabilità interna e parcheggi devono essere ripensati per facilitare l’accesso alle città

In Sicilia occidentale un campanello d’allarme

Per la Sicilia, occidentale in particolare, significativo il parere della CNA:

«Mentre il presidente Schifani e la Giunta regionale parlano entusiasti di una presunta crescita del turismo il riscontro reale che abbiamo dice totalmente il contrario. Ce lo raccontano gli operatori, lo testimoniano le strutture ricettive, i ristoratori, i balneari, i piccoli imprenditori che ogni giorno, con fatica, tengono in piedi un intero comparto».

La denuncia arriva dalla presidente del Raggruppamento Turismo di CNA Trapani che spiega: «La crisi è sotto gli occhi di tutti, le disdette aumentano, i soggiorni si accorciano, la presenza della clientela italiana, da sempre asse portante della stagione, si riduce sensibilmente. Di contro aumentano i turisti mordi e fuggi, che non pernottano e generano un impatto economico marginale sul territorio».

Per l’Organizzazione le criticità alla base della crisi riguardano innanzitutto la rete dei trasporti e la mobilità turistica. Dal piano voli dell’aeroporto di Trapani Birgi definito all’ultimo minuto alla rete infrastrutturale al limite del collasso con strade disseminate di cantieri interminabili, interruzioni e deviazioni per non parlare di collegamenti ferroviari inesistenti e trasporto pubblico locale inadeguato e lontano dalle esigenze del turismo moderno.

In linea con quanto già avviato da altre CNA in Sicilia, l’Organizzazione si fa promotrice, a fine stagione, degli Stati Generali del Turismo della Sicilia Occidentale: «Un tavolo di lavoro concreto per pianificare per tempo il futuro del turismo che vogliamo: sostenibile, competitivo e organizzato».

Come si può intuire, non sono tutte rose e fiori, servono politiche più attente, che guardino al futuro, seve soprattutto specializzazione e per qualsiasi strategia servono verifiche attente dei risultati per permettere aggiustamenti e perfezionamenti dell’azione.

Attenzione a non dilapidare tutto

La materia è troppo complessa per essere analizzata in maniera funzionale, soprattutto per le singole realtà territoriali, ma si deve assolutamente sgombrare il campo dal luogo comune che si può vivere di rendita: proprio in Sicilia, terra di elezione di grandi posizioni, economiche e di immagine, siamo stati sempre maestri a fare sfumare tutto nel nulla.