Terremoto nella sanità siciliana: chiesto l’arresto per il deputato Riccardo Gallo
La Procura di Caltanissetta ha richiesto la custodia cautelare per il deputato regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo Afflitto, insieme ad altre sette persone. Al centro dell’indagine c’è la gestione del Cefpas, il Centro di formazione della sanità regionale, dove secondo i magistrati sarebbe stato messo in piedi un fitto sistema di favori, assunzioni pilotate e appalti su misura per fini strettamente personali ed elettorali.
L’inchiesta che riguarda il Cefpas, coordinata dal procuratore Salvatore De Luca e condotta dalla Squadra Mobile insieme allo Sco di Roma, è partita nell’estate di tre anni fa. Nelle ultime ore, le forze dell’ordine hanno eseguito perquisizioni mirate, che hanno coinvolto anche l’ufficio del parlamentare, e notificato i formali inviti a comparire.
Le accuse: dai contratti alla moglie alle nomine blindate
Secondo l’impianto accusatorio, l’allora direttore pro tempore del Cefpas, Roberto Sanfilippo, avrebbe piegato le proprie funzioni istituzionali per soddisfare le richieste del politico agrigentino. In cambio, Sanfilippo avrebbe ottenuto la garanzia di mantenere la guida dell’ente per un triennio.
I reati ipotizzati dai magistrati vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio al falso ideologico. Tra gli episodi più significativi emersi dall’inchiesta figurano in primo luogo le consulenze familiari, dato che alla moglie del deputato sarebbero state assegnate quattro diverse collaborazioni e un contratto a tempo determinato presso l’ente. Per permettere alla donna di lavorare vicino a casa, si sarebbe poi orchestrato un trasferimento strategico attraverso un protocollo d’intesa siglato con l’Asp di Agrigento; il direttore generale dell’azienda sanitaria, Giuseppe Capodieci, anche lui indagato, avrebbe avallato questo distacco in cambio del sostegno politico necessario a blindare la propria riconferma.
Infine, emerge il ruolo dei facilitatori nella gestione delle poltrone, con Gioacchino Pontillo, uomo di fiducia del parlamentare, che avrebbe ottenuto un prestigioso incarico dirigenziale grazie a criteri di selezione concordati a tavolino e al supporto di Vincenzo Raitano, funzionario regionale in pensione accusato di aver favorito la nomina in cambio della promessa di futuri incarichi professionali.
Appalti truccati e la finta biblioteca digitale
Il raggio d’azione del presunto comitato d’affari non si fermava alle poltrone. Gli inquirenti hanno acceso i fari anche sulla creazione di “Bivis”, una biblioteca digitale. L’appalto sarebbe stato affidato a un imprenditore privo di competenze specifiche, Domenico Reina. Il motivo? Secondo la Procura, il deputato voleva ingraziarsi un alto prelato, fratello dell’imprenditore, per intercettare il voto cattolico. Per dare una parvenza di regolarità alla procedura, due membri della commissione giudicatrice avrebbero falsificato i verbali.
Nell’indagine è coinvolto anche l’imprenditore Pietro Tirone, titolare della ditta che gestisce la manutenzione del patrimonio dell’ente fino al 2027, accusato di essersi messo a disposizione del parlamentare in cambio di trattamenti di favore.
