Dc di nuovo nel caos, scontro al vertice: sospeso Cirillo
La Democrazia Cristiana sprofonda ancora una volta in una crisi interna che sa di resa dei conti permanente. Il segretario regionale siciliano, Stefano Cirillo, figura storicamente vicina a Totò Cuffaro, è stato sospeso dal segretario nazionale facente funzioni Gianpiero Samorì, chiamato a guidare il partito dopo le dimissioni dell’ex governatore, travolto dall’inchiesta per corruzione.
Un provvedimento che, più che chiudere una frattura, sembra averne aperte di nuove. Perché la reazione della Dc siciliana è stata immediata e durissima: l’intero gruppo dirigente regionale ha respinto la decisione come “illegittima e priva di qualunque efficacia”, richiamandosi allo statuto ancora in vigore e mettendo di fatto in discussione l’autorità della segreteria nazionale.
A firmare la nota sono la presidente regionale Laura Abbadessa, il leader del movimento giovanile Michele Simplicio, i segretari provinciali e il gruppo parlamentare all’Ars: una presa di posizione compatta che suona come una sfida politica, ma anche come il segnale plastico di un partito che fatica a riconoscere un centro di gravità stabile.
La Dc, che da mesi prova a ritrovare un profilo dopo lo shock giudiziario che ha investito Cuffaro, si scopre oggi prigioniera delle sue stesse contraddizioni: tra chi invoca una rifondazione vera e chi, invece, difende assetti e leadership consolidate. È la classica sindrome dei partiti in transizione: cambiare tutto per non cambiare nulla, come nella più amara delle lezioni gattopardesche.
Nel frattempo, la sospensione di Cirillo rischia di trasformarsi in un boomerang politico. Perché in Sicilia, dove la Dc conserva ancora sacche di consenso e reti territoriali solide, ogni strappo romano viene percepito come un’ingerenza. E in politica, si sa, “le ferite che non si suturano diventano bandiere”.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un partito che discute di statuti mentre l’elettorato chiede visione; che litiga sulle poltrone mentre il consenso si assottiglia. E che, ancora una volta, sembra più impegnato a regolare conti interni che a costruire futuro. In questo clima, la sospensione di Cirillo non è solo un atto disciplinare: è l’ennesimo capitolo di una crisi identitaria che la Dc non riesce, o non vuole, davvero risolvere.
