Crisi all’Ars: non politica, ma sgombroide
All’Assemblea regionale siciliana, dove tutto è previsto tranne l’imprevisto e tutto è regolato tranne la realtà, l’ordine del giorno è stato stravolto da un evento extra calendario. Non una crisi politica. Non un voto a sorpresa. Ma un piatto di mezze penne con tonno e finocchietto.
Dopo il pranzo, sette persone accusano malori in perfetta armonia istituzionale: disturbi gastrointestinali, rossori, mal di testa, bradicardia. Un elenco che sembra la relazione di minoranza di una commissione, ma è solo un bollettino medico. Il medico di turno interviene a Palazzo dei Normanni, perché ormai lì si fa anche triage. Un funzionario, invece, viene accompagnato al Policlinico. La diagnosi arriva rapida, sobria, definitiva: sindrome sgombroide.
Una definizione che sembra partorita da un ufficio legislativo: suona importante, non spiega troppo, rassicura poco. In realtà è l’istamina, cioè chimica spicciola, non ideologia. Il tonno, spiegano i sanitari, può svilupparla quando il suo percorso non è stato impeccabile. Come certi iter amministrativi: formalmente corretti, sostanzialmente faticosi.
Tra gli interessati ci sono dipendenti dei gruppi parlamentari e coadiutori. Persone che da anni digeriscono documenti, note tecniche e comunicati pieni di parole ma spesso anche poveri di senso. Eppure, quel giorno, la prova più dura non è arrivata da una relazione di 200 pagine, ma da un primo piatto. La burocrazia resiste. Il metabolismo, meno.
Dai primi accertamenti emerge che i piatti serviti erano 14. Non tutti i commensali hanno avuto conseguenze. La statistica conferma una verità nota: l’immunità non è mai universale. Vale per i parlamentari, vale anche per il tonno.
Il caso non è grave, ma è perfetto. Perché riassume tutto: l’evento minimo che genera procedure massime. Le verifiche, le ricognizioni, gli approfondimenti. I termini neutri che servono a non dire nulla mentre si dice tutto. Alla fine resterà una relazione, forse due. E la certezza che la sindrome sgombroide non è contemplata dal regolamento interno.
Morale: nei Palazzi si può sopravvivere a tutto. Alle sedute fiume, ai bilanci creativi, alle conferenze stampa inutili. Ma ogni tanto arriva la realtà, senza badge e senza preavviso, e chiede solo una cosa: attenzione. Non fa interrogazioni, non presenta emendamenti. Si limita a passare per lo stomaco.
