Caro carburante in Sicilia: gli agricoltori bloccano la statale Palermo-Agrigento
La tensione legata all’aumento dei costi energetici torna a farsi sentire lungo le arterie stradali principali della Sicilia. Nella mattinata del 28 settembre, un gruppo di produttori agricoli facenti capo all’associazione Agrisat ha organizzato una manifestazione di protesta focalizzata contro i rincari del gasolio. L’iniziativa ha preso il via con un presidio situato nei pressi dello svincolo di Bolognetta, per poi evolversi nel blocco della circolazione veicolare sulla strada statale Palermo Agrigento.
Le motivazioni della mobilitazione a Bolognetta
La decisione di bloccare il traffico nasce da un malessere diffuso nel comparto primario, dove le spese operative legate alle lavorazioni dei campi sono diventate insostenibili per molte aziende. Durante il presidio, il portavoce della protesta e presidente dell’associazione Agrisat ha illustrato l’impatto economico che le lavorazioni quotidiane impongono alle imprese agricole.
Franco Calderone presidente Agrisat che partecipa alla manifestazione di protesta a Bolognetta dice: “In un trattore per arare e coltivare ci vogliono 300 euro di gasolio ogni mattina, quindi un abbattimento di 15 centesimi è nulla e ovviamente questo problema interessa tutti perché questo comporta l’aumento del prodotto finale. Se il pomodorino è a 7 o 8 euro è anche per questo motivo”.
L’analisi dei manifestanti evidenzia come la riduzione parziale del prezzo alla pompa non sia sufficiente a garantire il prosieguo delle attività produttive. La sostenibilità economica dei raccolti rimane fortemente compromessa dai costi fisso-operativi dei mezzi meccanici.
Terreni abbandonati e costi di produzione in aumento
Le difficoltà riguardano diverse aree dell’isola, comprese quelle tradizionalmente vocate alla cerealicoltura. La mancanza di marginalità economica sta spingendo diversi operatori a sospendere la lavorazione delle proprie terre.
“Ieri sono stato a Enna, ho attraversato il cosiddetto granaio della Sicilia. Il 90% dei terreni sono incolti perché è impossibile coltivare terreni col gasolio a questi prezzi – aggiunge – Va bene che abbiano abbassato il prezzo di qualcosina alla pompa, ma a noi agricoltori questo abbassamento non comporta nulla, a noi debbono dare il gasolio a un prezzo politico perché altrimenti rimarrà tutto abbandonato”.
Oltre alla questione energetica, la categoria deve fare i conti con numerose criticità ambientali e infrastrutturali che gravano sulla gestione del territorio, tra cui la scarsa regimentazione delle acque e il rischio idrogeologico.
“In agricoltura – afferma – sono tantissime le insidie per le aziende. Ci sono gli incendi, abbiamo il dilavamento, abbiamo le alluvioni, abbiamo le strade che vengono travolte dall’acqua perché non c’è più nessuna regimentazione. Ma ribadisco, il problema principale è la salubrità degli alimenti. Voi volete mangiare prodotti italiani? Allora il prodotto italiano purtroppo ha un costo. Volete mangiare prodotti che vengono portati dall’estero, dall’India, dal Sud America, dalla Cina, dal nord Africa? Benissimo. Sappiate che vengono trattati con pesticidi, con prodotti letali per la salute, prima di tutti il glifosato. Allora la sanità ha un costo, l’agricoltura ha un costo e dobbiamo riconoscere alle persone che fanno gli agricoltori un ruolo sociale. Stanno producendo alimenti sani”.
Richieste alle istituzioni e prospettive per il settore
La protesta scaturisce da una richiesta di attenzione verso il valore sociale e sanitario della produzione agroalimentare locale. Gli agricoltori chiedono interventi strutturali e un prezzo politico per il carburante agricolo per evitare lo spopolamento delle campagne e la dipendenza dalle importazioni di materie prime dall’estero. La situazione sulla Palermo Agrigento rimane monitorata mentre si attendono sviluppi da parte degli organi di governo regionali e nazionali.