Carini, capitale mondiale del ritardo: scienziati in fuga, prefetti in arrivo
In Sicilia è tutto un fiorire di eccellenze. C’è l’eccellenza dei ritardi, l’eccellenza dei costi che lievitano più del panettone a Natale, l’eccellenza dei progetti che partono come Silicon Valley e finiscono come Valle dei Templi, ma solo per la parte archeologica: scavi infiniti, risultati invisibili.
E poi c’è lei: Maria Teresa Cucinotta, il jolly istituzionale del governatore Renato Schifani. Non un presidente di Regione: un Problem Solver. Versione siciliana del pronto intervento. Quando c’è da mettere una toppa, Schifani chiama Cucinotta. Una sorta di Mary Poppins della pubblica amministrazione, ma senza ombrello: qui gli acquazzoni li prende tutti in faccia.
A gennaio 2025, mentre Agrigento Capitale della Cultura viveva a livello mediatico planetario il suo momento più alto – cioè la somma dei suoi momenti più bassi – Schifani pensò bene di nominare la Cucinotta alla guida della Fondazione. Perché? Perché quando un progetto sprofonda tra critiche, polemiche, flop e bacchettate della Corte dei Conti, serve qualcuno che sappia metterci le spalle e la faccia mentre tutto affonda.
Missione compiuta. E appena l’eco del disastro culturale comincia a svanire, ecco spuntare un altro incendio: il polo biotecnologico Ri.MED di Carini. Un centro che dovrebbe essere l’astronave della ricerca siciliana, ma finora somiglia più a un galeone incagliato.
A far accendere i riflettori sul Rimed è stato Giulio Superti-Furga (il cognome si scrive proprio così, col trattino). Era il direttore scientifico da poco più d’un anno:, scienziato osannato dall’Austria, premiato con la Croce d’Onore, membro di accademie prestigiose, simbolo della svolta internazionale del progetto, s’è stancato e ha salutato tutti. Motivi personali e familiari, dice. Poi aggiunge quella frase che pesa come un macigno: “Una diversa pianificazione dei miei impegni professionali rispetto ai tempi del centro.”
Tradotto dal politichese: scusate ragazzi, ma ho perso la pazienza. Insomma, la verità è che i lavori del centro procedono con la velocità del traffico di Ferragosto a Mondello: un metro ogni mezz’ora.” E chi arriva a sostituire lo scienziato? Uno si immagina una ricerca tra i tanti scienziati a livello mondiali che sappiano destreggiarsi tra microtecnologie e frontiere futuribili. Ce ne sono tanti in giro, anche e persino siciliani. Invece, con un coup de teatrè in realtà già visto, Schifani nomina nel cda del Rimed, la super prefetta. Che ha un curriculum encomiabile. Ci mancherebbe. In qualunque paese normale, però, alla fuga del direttore scientifico risponderebbero cercando un altro scienziato dello stesso livello.
In Sicilia, invece, la logica è poetica: hai un problema tecnico? cerchi una figura scientifica? servono competenze biomediche? Nomini una prefetta.
La Cucinotta entra nella Fondazione Ri.MED come se stesse entrando in un comune da sciogliere per mala gestio o infiltrazioni. E’ questa la sua marcata professionalità. E forse è proprio questa l’idea, il messaggio neanche troppo subliminale che il governatore invia: non serve un esperto di biotecnologie, basta uno che tenga tutto in ordine mentre i costi lievitano.
Perché iIl centro doveva costare 196 milioni. Poi si passa a 232. Ora la stima è di “quasi 500 milioni”. A questo ritmo, tra due anni superiamo il PIL del Molise. La Fondazione si giustifica con un tris d’assi: la pandemia del 2020, la guerra Russia-Ucraina e la crisi dei materiali.
La realtà è che, in Sicilia, un progetto da 196 milioni non dura due legislature se non arriva almeno a 500. È come il lievito madre: non puoi fermarlo. Intanto l’apertura slitta al 2027. E quando slitta in Sicilia, non è un rinvio: è un concetto filosofico.
Se la Sicilia vuole davvero diventare un polo d’eccellenza scientifica, forse dovrebbe cominciare col trattare la scienza come scienza . Così, dopo piani, firme, protocolli, conferenze stampa, rendering futuristici e promesse da campagna elettorale, il centro di Carini resta un enorme interrogativo. Uno scienziato se ne va, una prefetta arriva, i costi esplodono, le date slittano, la politica rassicura, i cittadini pagano. Insomma: la scienza avanza, ma noi no. Perché il problema non è la Cucinotta, che fa ciò che può. Il problema non è Superti-Furga, che ha fatto ciò che doveva. Sulla carta, Rimed e Ismett 2 dovrebbero trasformare Carini in un hub scientifico d’eccellenza. Uno dei pochi poli biomedici nel Mediterraneo. Un luogo dove cervelli, brevetti e startup si incontrano. Sulla carta. Per ora Carini è un luogo da dove scappano gli scienziati, arrivano i prefetti, lievitano i costi, si rimandano le date e si costruisce una gigantesca cattedrale che sembra già pronta a finire nel capitolo “incompiute illustri”. È l’Italia intera in un unico cantiere.
