A Palermo l’arena da sei milioni che per lo Stato vale un euro
C’è un’arena che per lo Stato vale un euro e per un Comune ne vale oltre sei milioni. Non è una battuta, ma la storia – tutta documentata – della Grand Stand Arena del Foro Italico, fino a ieri uno degli impianti simbolo degli Internazionali BNL d’Italia e oggi pronta a lasciare la Capitale per essere trasferita a Palermo.
L’operazione coinvolge Sport e Salute S.p.A., la società pubblica in house del Ministero dell’Economia incaricata della gestione e dello sviluppo degli impianti sportivi. Ed è proprio da qui che nasce il paradosso: lo stesso soggetto pubblico che può acquisire la struttura a prezzo simbolico la dismette, mentre un’altra amministrazione locale si prepara a pagarla come se fosse un investimento ex novo.
Il Comune di Palermo ha infatti approvato nelle scorse settimane uno schema di accordo con Sport e Salute e con il Commissario straordinario del Governo per la riqualificazione urbana. Obiettivo: portare la Grand Stand Arena al Parco della Favorita. Costo complessivo dell’operazione – comprensivo di smontaggio, trasporto e rimontaggio – 6,386 milioni di euro, con lavori da completare entro la fine del 2026. Soldi pubblici, naturalmente.
L’iniziativa ha già sollevato perplessità politiche e tecniche. Dalle opposizioni comunali arrivano critiche sulla sostenibilità economica, sull’impatto urbanistico e sull’effettiva utilità futura dell’impianto. Ma al di là delle valutazioni politiche, il vero nodo è un altro ed è tutto nei contratti.
La Grand Stand Arena, infatti, non è mai stata acquistata da Sport e Salute come bene fisico. È stata ottenuta attraverso un contratto di noleggio decennale con installazione, stipulato con un operatore privato, In.tech S.p.A.. Un modello classico di project financing: il privato anticipa l’investimento, gestisce l’opera e rientra dei costi tramite i canoni. Fin qui nulla di anomalo.
Il punto è ciò che accade alla fine del contratto. Negli atti di gara è prevista una clausola chiarissima: al termine del periodo contrattuale, l’ente pubblico ha la facoltà di acquistare l’intera struttura al prezzo simbolico di un euro. Un euro. Non una stima, non una soglia minima, ma un diritto contrattuale vero e proprio.
Questa opzione è tuttora valida. Significa che, una volta concluso il rapporto, Sport e Salute potrebbe diventare proprietaria della Grand Stand Arena pagando una cifra puramente simbolica, perché l’investimento del privato risulterebbe già ammortizzato. Ed è qui che il cortocircuito diventa evidente: mentre lo Stato può ottenere la struttura a un euro, un Comune si prepara a pagarla oltre sei milioni.
La spiegazione ufficiale sta nella natura dell’operazione. Quei sei milioni non rappresentano il “valore” dell’arena, ma il costo di un insieme di attività: trasferimento, reinstallazione, adattamento. Formalmente corretto. Ma economicamente discutibile, se si considera che si tratta di una struttura temporanea, usata, smontabile, e soprattutto già destinata – per contratto – a entrare nel patrimonio pubblico a costo zero.
Nel frattempo, a Roma, la Grand Stand Arena non serve più. Sport e Salute ha avviato, insieme alla Presidenza del Consiglio, il progetto di riqualificazione complessiva del Foro Italico, battezzato “Foro Italico, da ieri a domani”. Un piano ambizioso che punta a trasformare l’area in un polo sportivo e culturale stabile e multifunzionale. Tra gli interventi principali spicca la riqualificazione e la copertura del Campo Centrale del tennis, con un investimento stimato intorno ai 60 milioni di euro. In questo nuovo assetto, la struttura temporanea diventa un corpo estraneo. E quindi si dismette.
Ed è qui che il paradosso si completa. Un impianto considerato non più strategico nella Capitale viene trasferito altrove come grande occasione di investimento. Un bene che per il proprietario pubblico vale simbolicamente un euro viene valutato milioni quando cambia città. Tutto legittimo sul piano amministrativo, certo. Ma difficile da spiegare sul piano economico.
Resta così una domanda semplice, che nessun rendering riesce a coprire: qual è il vero valore di un’opera pubblica? Quello che qualcuno paga oggi, o quello che è scritto nei contratti che nessuno legge fino in fondo?
