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Pd Sicilia, Barbagallo lascia la segreteria regionale: “La ricomposizione ancora non arriva”

di Federico Conti -





Le dimissioni di Barbagallo e il messaggio al partito

Le dimissioni di Barbagallo scuotono il Partito democratico in Sicilia. Anthony Barbagallo, deputato e segretario regionale del Pd, ha annunciato oggi di lasciare l’incarico. Lo ha fatto con un messaggio in cui affida la scelta del successore alla guida nazionale del partito. Scrive Barbagallo: “Rimetto il mandato nelle mani della segreteria nazionale, certo che saprà individuare la soluzione più autorevole e condivisa per guidare il PD siciliano nella sfida che ci attende”. Il segretario guarda già all’appuntamento elettorale che attende i democratici. “La sfida del 2027 è altissima”, aggiunge, “e ci chiede di mettere al centro ciò che ci unisce”. Poi precisa il senso della propria scelta. Per lui l’unità non deve restare uno slogan: “L’unità, però, non può essere soltanto una parola: deve tradursi nella capacità di compiere scelte, anche difficili, nell’interesse di una comunità più grande di ciascuno di noi.” Barbagallo spiega di voler “fare un passo di lato, non per sottrarmi, ma per mettere ciò che sono e ciò che ho contribuito a costruire a disposizione di tutti”. Nel testo c’è anche un passaggio sul gesto di fare spazio agli altri: “la generosità, a volte, consiste proprio nel lasciare spazio affinché una comunità possa ritrovarsi e ripartire più forte”.

Dal congresso del 2025 alle dimissioni di Barbagallo

Le dimissioni di Barbagallo arrivano dopo mesi di tensioni interne. Il segretario era stato riconfermato al congresso regionale del 21 giugno 2025, dove era l’unico candidato dopo il passo indietro di Antonello Cracolici. Una parte del partito aveva disertato l’assise e presentato ricorsi alla commissione di garanzia. L’area che sosteneva Barbagallo, vicina alla segretaria nazionale Elly Schlein, respingeva le accuse. Sergio Lima, componente della direzione nazionale, sosteneva che le regole fossero condivise fino alla rinuncia di Cracolici. I critici, tra cui il capogruppo del Pd all’Ars Michele Catanzaro, parlavano invece di un “congresso farsa”. Altri, nell’area legata a Stefano Bonaccini, imputavano al segretario i risultati elettorali ritenuti deludenti, a partire dalle primarie per le Regionali del 2022. Il malcontento non si è spento. Nel giugno 2026, alla direzione regionale di Termini Imerese, alcune correnti hanno chiesto formalmente le dimissioni del segretario. Oggi le cronache descrivono un partito spaccato, con i deputati regionali che contestano la guida. Lo ammette lo stesso Barbagallo: “La ricomposizione ancora non arriva”. Tra le ultime iniziative cita la presentazione a Montecitorio del volume su Pio La Torre.

Sfida 2027 e ruolo della segreteria nazionale

Ora la parola passa a Roma. Dopo le dimissioni di Barbagallo spetta alla segreteria nazionale individuare la nuova guida del Pd siciliano. Non sono stati indicati né le modalità né i tempi della scelta. Un precedente è quello del 2025, quando la segretaria Elly Schlein inviò Nico Stumpo come commissario ad acta per il congresso regionale. Al momento non è noto se si seguirà una strada simile. Il banco di prova sono gli appuntamenti elettorali del 2027, per i quali i democratici cercano unità e compattezza. Si apre dunque una fase di successione, in cui le diverse aree del partito dovranno trovare una sintesi. Barbagallo, dal canto suo, rivendica il lavoro svolto nei circoli e dice di aver sempre cercato di dare il massimo.

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