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Cultura

Sovranità digitale: l’allarme di Andrea Orcel sul monopolio di Usa e Cina

di Andrea Scarso -





L’indipendenza tecnologica dell’Unione Europea è a un bivio decisivo. Durante il conferimento della laurea magistrale honoris causa in Scienze economiche e finanziarie presso l’Università degli Studi di Palermo, l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, ha espresso parole nette sulla gestione globale dei dati e dell’intelligenza artificiale, evidenziando le fragilità del Vecchio Continente di fronte ai giganti industriali esteri.

Nel corso della sua lectio magistralis intitolata “Il coraggio di unire l’Europa – Leadership, finanza e competitività” tenuta a Palazzo Steri, il manager ha delineato i contorni di una vera e propria subordinazione tecnologica. “È preoccupante che tecnologia, Intelligenza Artificiale e controllo dei dati siano sempre più nelle mani di Stati Uniti e Cina” ha ammonito l’amministratore delegato, mettendo in guardia le istituzioni europee contro i rischi derivanti dall’immobilismo.

Il divario degli investimenti globali

Per comprendere le proporzioni della sfida, il vertice di Piazza Gae Aulenti ha fotografato il divario globale con cifre precise: “Microsoft, Google, Amazon e Meta investiranno complessivamente nel 2026 circa 725 miliardi di dollari, il 75% in più rispetto al 2025, mentre Nvidia controlla oltre il 90% dell’hardware mondiale per l’AI”. Una spinta finanziaria enorme che si somma alla dipendenza strategica per le infrastrutture della transizione ecologica, dal momento che dall’Asia proviene “il 98% dei pannelli solari e l’88% delle batterie agli ioni di litio”.

La necessità di un cambio di passo radicale accomuna tutto il tessuto imprenditoriale. L’ammonimento del banchiere è chiaro: “Chi non saprà cambiare, rischia di finire come Kodak”. Questa situazione non rappresenta un semplice svantaggio economico, bensì una minaccia all’autonomia decisionale dei singoli Paesi. “In un mondo sempre più competitivo e volatile, una dipendenza di questa portata non è solo un tema economico: è una vulnerabilità strategica, è una perdita di sovranità, di capacità di difesa di principi e valori, è una perdita di ricchezza e opportunità per le nostre persone” ha osservato Andrea Orcel.

Il potenziale del capitale umano europeo

L’Europa possiede tuttavia gli elementi necessari per invertire la rotta e ritrovare la competitività, a patto di superare le storiche frammentazioni interne che ne limitano lo sviluppo strutturale. “Ma l’Europa ha tutti gli strumenti per reagire: abbiamo un capitale umano straordinario, un quarto delle migliori università del pianeta e tra i più alti tassi globali di istruzione. I Paesi europei hanno ottenuto oltre 400 Premi Nobel, più della metà del totale mondiale. La nostra popolazione è più numerosa di quella degli Stati Uniti, e il nostro mercato interno, se valorizzato adeguatamente e non ostacolato dalle nostre barriere, può essere maggiore di quello americano e diventare un vero motore di competitività globale” ha sottolineato il dirigente finanziario.

Il superamento dei confini burocratici nazionali diventa la chiave di volta per lo sviluppo di realtà industriali di respiro globale. La solidità dei mercati europei si poggia su basi strutturali di primissimo piano. “L’Europa ospita tre economie del G7. In tutti i settori tradizionali, abbiamo gli strumenti per creare imprese leader. La vera domanda, dunque, non è se il nostro continente abbia i mezzi. È se saprà trovare la volontà e il coraggio di usarli, superando la propria frammentazione” ha concluso Orcel.

La cerimonia palermitana ha assunto anche un valore simbolico per il manager, legato alla Sicilia dalle origini paterne. Il rettore dell’ateneo Massimo Midiri ha descritto l’amministratore delegato di UniCredit come un modello di visione ed eccellenza per i giovani studenti, ricordando che la conoscenza rappresenta il principale motore del cambiamento sociale ed economico.