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Minardo (FI): “La fiducia dei cittadini non si pretende e non si eredita. Va conquistata”

di Federico Conti -





Il voto di Agrigento come campanello d’allarme

Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, rompe gli indugi dopo il risultato elettorale di Agrigento. Il problema, dice, non è la forza degli avversari: è il malessere di chi ha preferito restare a casa o votare contro. Presentarsi divisi e litigiosi ha un costo, e quel costo si vede nelle urne.

“I siciliani sono stanchi degli scandali”

Minardo non fa nomi, ma il riferimento è trasparente. Pur ribadendo il garantismo come principio irrinunciabile, il commissario azzurro riconosce che il malcostume politico pesa sull’elettorato. «Le pretese degne di signorotti medievali», dice, non sono più tollerabili. La politica –aggiunge– deve tornare a essere esempio di sobrietà e servizio. Un’autocritica insolita nel lessico della coalizione, tanto più se arriva dall’interno.

Classe dirigente e fiducia da riconquistare

Il ragionamento di Minardo va oltre la contingenza siciliana. Vertici e strategie servono a poco, sostiene, se non si ha il coraggio di fare i conti con gli errori e di aprire spazio a una classe dirigente che metta al primo posto l’onorabilità delle istituzioni. La fiducia dei cittadini, chiosa, «non si pretende e non si eredita». È una premessa programmatica sul suo mandato da commissario, oltre che una diagnosi sul centrodestra isolano.