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Minori e mafia, Catania è il record italiano: quasi la metà dei casi nazionali in una sola città

di Edoardo Gentile -





Il rapporto semestrale di Save the Children fotografa un’emergenza che riguarda i giovanissimi siciliani: la Sicilia ha l’incidenza più alta d’Italia per minorenni coinvolti in associazioni di tipo mafioso. E Catania, da sola, pesa come tutto il resto del Paese messo insieme.

Minori e mafia a Catania: un binomio che il nuovo rapporto di Save the Children trasforma in numeri difficili da ignorare. Nei primi sei mesi del 2025, su 46 minorenni denunciati o arrestati in tutta Italia per associazione di tipo mafioso, ben 15 sono stati segnalati nel capoluogo etneo. Quasi un terzo del totale nazionale, in una sola città, in soli sei mesi. Un dato che colloca la Sicilia al primo posto in Italia per incidenza di quattordicenni-diciassettenni coinvolti in questo tipo di reato: 0,1 ogni mille abitanti nella fascia d’età, un primato di cui nessuno vorrebbe essere titolare.

Un’emergenza in crescita: i numeri di Catania e Palermo

I dati emergono dal rapporto (Dis)armati, realizzato da Save the Children con il sostegno della Fondazione Iris Ceramica Group Ets e riferito al primo semestre del 2025. Il confronto con gli anni precedenti è impietoso: a Catania i minorenni segnalati per associazione mafiosa erano 3 nell’intero 2024. Nei soli primi sei mesi del 2025 sono già 15. Un balzo che non può essere liquidato come fluttuazione statistica.

Anche Palermo registra segnali preoccupanti: 2 casi nel primo semestre 2025, contro dati sostanzialmente trascurabili negli anni precedenti. Napoli segue con 6 segnalazioni, seconda in questa particolare e triste classifica.

Le buone notizie: calano rapine e associazione per delinquere

Il quadro non è interamente negativo. In Sicilia, tra il 2014 e il 2024, si registra un calo dell’incidenza di minorenni segnalati per rapina e per associazione per delinquere, entrambi in diminuzione di 0,18 ogni mille abitanti nella fascia 14-17 anni. A Catania e Messina scendono anche i numeri delle rapine: a Catania si passa da 52 casi nel 2014 a 9 nel 2024, a Messina da 24 a 8 nello stesso arco di tempo.

Crescono invece le segnalazioni per porto d’armi, soprattutto a Palermo, che passa da 13 casi nel 2014 a 46 nel 2024. Un dato che suggerisce come la violenza giovanile si stia trasformando più che riducendo: meno organizzata nelle sue forme tradizionali, ma sempre più armata.

Violenza giovanile: più visibile, più rapida, amplificata dai social

Il rapporto di Save the Children non si limita ai numeri: analizza anche come sia cambiata la natura stessa della violenza agita dagli adolescenti nell’ultimo decennio. Il risultato è un fenomeno più immediato, più visibile e sempre più amplificato attraverso i social media, dove risse e aggressioni vengono filmate e condivise come forma di affermazione identitaria.

A livello nazionale, i minorenni denunciati o arrestati per rissa sono quasi raddoppiati tra il 2019 e il 2024, sfiorando le 1.021 segnalazioni. Nel solo primo semestre 2025 i casi sono già 507. Le città metropolitane più coinvolte nel periodo sono Milano, Genova e Palermo.

Fragilità emotive e vuoti affettivi: la vera radice del problema

Dietro l’efferatezza apparentemente insensata di molti episodi di violenza giovanile, il rapporto individua una causa strutturale: fragilità emotive diffuse e un progressivo impoverimento dei legami affettivi. Una lettura che sposta il focus dalla cronaca nera alla prevenzione, e che chiama in causa famiglie, scuole e istituzioni.

Perché i dati su minori e mafia a Catania, così come quelli sulla violenza nelle grandi città del Nord, raccontano in fondo la stessa storia: quella di una generazione che cresce in spazi sempre più vuoti, e che trova nelle reti criminali — o nella violenza di strada — una risposta distorta a un bisogno reale di appartenenza.