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Croce simbolo di Niscemi: esposta in Municipio dopo il recupero. Avanza l’assistenza agli sfollati

di Andrea Scarso -





La croce simbolo di Niscemi, rimasta per giorni sul ciglio della frana nel quartiere Sante Croci e poi precipitata, è stata recuperata dai vigili del fuoco e dalla Protezione civile e collocata nel Municipio, nella stanza che precede l’ufficio del sindaco. Una scelta dal forte valore simbolico, che racconta la resilienza della comunità colpita dagli eventi franosi.

Mentre il segno della memoria trova spazio nel palazzo comunale, l’attività amministrativa prosegue. A meno di un mese dalle frane, sono già 79 i mandati di pagamento emessi per il contributo destinato alla ricollocazione abitativa degli altrettanti nuclei familiari sfollati. Un’accelerazione resa possibile, spiegano dal Comune, dal lavoro coordinato degli uffici e dal costante raccordo con la Prefettura.

Il sindaco Massimiliano Conti sottolinea il risultato: i pagamenti sono arrivati in tempi rapidi e rappresentano un primo sostegno concreto alle famiglie costrette a lasciare le proprie case. «È stato possibile grazie all’impegno degli uffici comunali e alla collaborazione con tutte le autorità competenti», afferma il primo cittadino.

Sul fronte istituzionale, il Comune guarda anche agli interventi annunciati a livello nazionale. Conti evidenzia la vicinanza del governo e la visita in città della premier Giorgia Meloni, in attesa di esaminare nel dettaglio il decreto legge che dovrebbe stanziare i fondi promessi. «Valuteremo con attenzione il contenuto del provvedimento», aggiunge.

Resta centrale, intanto, la questione tecnica della perimetrazione definitiva della zona rossa. Amministrazione e sfollati attendono una relazione completa per avere un quadro certo della situazione. «Sono dati sui quali non possiamo fare previsioni – conclude Conti – ma, non appena disponibili, li condivideremo con la città e con le famiglie coinvolte».

Tra simboli e misure concrete, Niscemi prova così a rimettere insieme i pezzi, con l’obiettivo di trasformare l’emergenza in un percorso di ricostruzione trasparente e condiviso.