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Caltanissetta

Inchiesta a Caltanissetta per corruzione: misure cautelari per un deputato regionale di FI

di Federico Conti -





Il deputato regionale Michele Mancuso, esponente di Forza Italia, è stato posto agli arresti domiciliari su disposizione del giudice per le indagini preliminari.

Il provvedimento è stato eseguito dalla squadra mobile e riguarda anche Lorenzo Tricoli, considerato dagli inquirenti il collaboratore più stretto del parlamentare regionale. Contestualmente, il giudice ha disposto misure interdittive della durata di dodici mesi nei confronti di tre rappresentanti dell’associazione sportiva dilettantistica “Genteemergente”.

Secondo l’impianto accusatorio, al centro dell’inchiesta di corruzione vi sarebbe un presunto scambio illecito legato all’assegnazione di fondi regionali. Mancuso avrebbe ricevuto complessivamente 12 mila euro, suddivisi in tre tranche fino al 5 maggio 2025, in cambio di un intervento volto a favorire l’associazione nell’ottenimento di finanziamenti pubblici per un importo pari a 98 mila euro.

I fondi, stanziati con una legge regionale approvata il 12 agosto 2024, erano destinati all’organizzazione di spettacoli e iniziative culturali in provincia di Caltanissetta. Agli altri indagati viene contestata anche l’ipotesi di truffa aggravata ai danni della Regione siciliana, per presunte rendicontazioni di costi ritenuti fittizi per circa 49 mila euro.

In una prima fase, la Procura aveva ipotizzato il reato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Il giudice per le indagini preliminari ha però riqualificato l’accusa nell’ambito dell’articolo 318 del codice penale, che riguarda il pubblico ufficiale che riceve denaro o altra utilità per l’esercizio delle proprie funzioni.

Prima di decidere sulle misure cautelari, il gip ha interrogato tutti gli indagati il 22 gennaio scorso. Le dichiarazioni rese non sono state ritenute sufficienti a superare il quadro dei gravi indizi raccolti nel corso delle indagini. Resta invece distinta la decisione assunta il 3 febbraio dal Tribunale del Riesame, che aveva disposto la restituzione delle somme sequestrate, motivandola con l’assenza del pericolo di dispersione del denaro e non con una carenza indiziaria.