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Decreto Ponte sullo Stretto, il governo cambia rotta: stop al super-commissario e iter più ordinario

di Andrea Scarso -





Arriva oggi il nuovo decreto per il Ponte sullo Stretto che prova a superare uno dei passaggi più delicati dell’intero progetto. Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo schema del decreto Infrastrutture, riscritto dopo il confronto con il Quirinale, con una scelta chiara: niente più governance straordinaria e pieno ritorno alle procedure ordinarie, sotto la regia del ministero delle Infrastrutture.

Una svolta che punta a sbloccare lo stallo creato dai rilievi della Corte dei conti e a ridurre il rischio di nuovi attriti istituzionali.

I rilievi della Corte dei conti e lo stop all’accelerazione

La corsa verso il Ponte sullo Stretto si è fermata nei mesi scorsi davanti al no della Corte dei conti, che ha negato il visto alla delibera interministeriale necessaria per aprire i cantieri. I magistrati contabili avevano chiesto chiarimenti su più fronti: impatto ambientale, sostenibilità economica, rispetto delle norme europee e ruolo degli organismi tecnici.

Il tentativo iniziale del governo di accelerare l’iter attraverso una struttura commissariale rafforzata ha finito per complicare il quadro.

Il confronto con Mattarella e la riscrittura del decreto

Nelle interlocuzioni con il Presidenza della Repubblica, sono emerse perplessità sull’impianto originario dell’articolo chiave del decreto Infrastrutture. In particolare, è stata giudicata eccessiva la dimensione “straordinaria” prevista per un’unica opera: norme ad hoc, un commissario con poteri molto ampi e un ruolo della Corte dei conti ridimensionato, anche sul fronte della responsabilità per danno erariale.

Osservazioni che hanno portato il ministero delle Infrastrutture a una riscrittura più profonda del previsto.

Sparisce il super-commissario, torna centrale il Mit

Il testo approvato in Consiglio dei ministri segna un cambio di passo netto: sparisce la figura del super-commissario, inizialmente individuata nell’amministratore della società Stretto di Messina, e la regia dell’opera torna saldamente al ministero guidato da Matteo Salvini.

Il ministro ha rivendicato il confronto istituzionale, chiarendo che «non c’è mai stata alcuna norma per limitare i poteri della Corte dei conti» e assicurando che sarà il Mit a farsi carico di tutti gli adempimenti richiesti, dai pareri tecnici al dialogo con Bruxelles.

Il punto di caduta è arrivato dopo il confronto diretto tra Salvini e il presidente Sergio Mattarella, che ha contribuito a riportare l’impianto del decreto su un binario più ordinario.

Cosa prevede ora il nuovo articolo

Nel nuovo assetto, l’articolo 1 del decreto Ponte sullo Stretto affida direttamente al ministero delle Infrastrutture una serie di passaggi chiave:

  • aggiornamento del piano economico-finanziario, anche alla luce dell’aumento dei costi;
  • acquisizione dei nuovi pareri tecnici, compresi quelli dell’Autorità dei trasporti e del Consiglio superiore dei lavori pubblici;
  • gestione delle procedure ambientali europee, incluse le valutazioni previste dalla direttiva Habitat;
  • predisposizione di una nuova delibera Cipess.

Scompaiono invece i riferimenti espliciti a limiti sul controllo della Corte dei conti e ogni ipotesi di “scudo” sulla responsabilità contabile.

Resta, separatamente, la figura del commissario per le opere ferroviarie complementari, affidata all’amministratore delegato di Rfi Aldo Isi.

Il nodo ambientale e la nuova delibera Cipess

La bozza del decreto disegna una vera e propria roadmap, che passa anche da una nuova valutazione degli impatti ambientali, estesa agli effetti sulla salute umana, e da una delibera Iropi, necessaria per motivare l’opera come “imperativo motivo di interesse pubblico”.

Il punto di arrivo sarà una nuova delibera Cipess, destinata ad avere natura sostitutiva rispetto a ogni altra autorizzazione o parere necessario, e quindi decisiva per l’avvio dei cantieri.

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