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Attualità

Diritto alla salute negato in Sicilia, l’allarme della Corte dei conti arriva a Bruxelles

di Vincenzo Migliore -





Il diritto alla salute non può essere una lotteria geografica. E in Sicilia, oggi più che mai, rischia di esserlo. È un atto d’accusa severo quello che emerge dall’ultima relazione della Corte dei conti sulla gestione dei servizi sanitari regionali, un documento che certifica, nero su bianco, il permanere di profonde disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. Divari che penalizzano soprattutto il Mezzogiorno e, in modo particolare, la Sicilia.

Carenze strutturali, personale insufficiente, organizzazione fragile: il quadro delineato dai magistrati contabili restituisce l’immagine di un sistema sanitario che fatica a garantire cure eque e tempestive. Nelle regioni sottoposte a piano di rientro – tra cui l’Isola – il diritto alla salute appare sempre più compresso, mentre cresce il ricorso alla sanità privata, una delle spese più alte d’Europa, e aumenta la mobilità sanitaria verso il Nord. Un’emorragia silenziosa che impoverisce ulteriormente i territori già più fragili.

A pesare è anche il dato macroeconomico: la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta intorno al 6,4% del PIL, al di sotto della media dell’Unione europea, con incrementi reali giudicati insufficienti rispetto ai bisogni della popolazione. Numeri che, letti insieme, raccontano una sanità a due velocità.

Antoci porta il caso in Europa

Di fronte a questo scenario, l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Antoci, ha deciso di portare la questione oltre i confini nazionali, presentando un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea sulle crescenti disuguaglianze territoriali nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con un focus specifico sulla Sicilia.

«La Corte dei conti – sottolinea Antoci – certifica una realtà ormai insostenibile: in Italia il diritto alla salute non è garantito in modo uniforme e chi vive in regioni come la Sicilia paga un prezzo altissimo in termini di servizi, tempi di attesa e costi personali». Parole che non hanno il tono dell’allarme generico, ma quello della constatazione documentata.

Non solo risorse, ma governance

Nel mirino dell’eurodeputato non c’è soltanto la quantità delle risorse, ma soprattutto la loro gestione. «Non bastano i finanziamenti – aggiunge – se mancano programmazione, capacità amministrativa e controlli efficaci». Da qui la richiesta a Bruxelles di chiarire quali azioni intenda intraprendere per monitorare e contrastare i divari regionali nei LEA e se non sia necessario rafforzare il coordinamento europeo nell’attuazione del PNRR.

Il messaggio è chiaro: l’Europa non può limitarsi a erogare fondi. «Deve vigilare – conclude Antoci – affinché quelle risorse producano risultati concreti. Il diritto alla salute è un diritto fondamentale e non può continuare a dipendere dal codice di avviamento postale».

Una frase che suona come una sintesi amara ma efficace: perché quando curarsi diventa una questione di geografia, non è solo il sistema sanitario a fallire, ma l’idea stessa di uguaglianza su cui si fonda lo Stato sociale.