Superbonus in versione siciliana: l’Ars riscrive le politiche per la casa
C’è un’eco del Superbonus nazionale, ma con un accento marcatamente isolano, nell’articolo 5 della Finanziaria regionale approvato dall’Assemblea regionale siciliana a notte fonda. Una norma che segna l’avvio di una nuova stagione per l’edilizia residenziale in Sicilia, puntando su sicurezza, efficienza energetica e rigenerazione urbana, con un primo stanziamento da 15 milioni di euro e l’ambizione dichiarata di diventare misura strutturale.
La filosofia è chiara: intervenire sull’esistente, rimettere in moto cantieri diffusi, sostenere famiglie e condomìni senza replicare gli eccessi del passato. Una sorta di “Superbonus temperato”, costruito attorno a contributi a fondo perduto e criteri selettivi, finanziato attraverso il Fondo Sicilia.
Cosa cambia con l’articolo 5
Il cuore della norma introduce contributi che coprono fino al 50% delle spese ammissibili per interventi di riqualificazione energetica, miglioramento strutturale e adeguamento sismico degli edifici. Una quota specifica è riservata ai nuclei familiari con Isee inferiore ai 20 mila euro, a sottolineare la dimensione sociale della misura.
Tra gli interventi finanziabili rientrano anche l’abbattimento delle barriere architettoniche e tutte quelle opere che migliorano la qualità dell’abitare, tema sempre più centrale in una regione caratterizzata da un patrimonio edilizio vetusto e da ampie sacche di vulnerabilità sismica.
Centri storici e giovani coppie
Accanto alla misura principale, un emendamento rafforza il pacchetto di interventi dedicati ai centri storici, spesso svuotati e degradati, e al sostegno abitativo per le giovani coppie. La programmazione prevede 15 milioni di euro l’anno per il triennio 2026-2028, con l’obiettivo di contrastare la desertificazione urbana e favorire il recupero del patrimonio edilizio senza ulteriore consumo di suolo.
La linea del governo regionale
Per il presidente della Regione, Renato Schifani, si tratta di una scelta politica precisa: «Vogliamo centrare un duplice obiettivo: avanzare nella transizione energetica e sostenere concretamente le famiglie. È una misura che ha una forte valenza sociale ma anche una funzione di stimolo per l’economia».
Sulla stessa linea l’assessore al Territorio e Ambiente Giusi Savarino, che parla di un percorso “strutturato e progressivo” orientato alla rigenerazione urbana e alla qualità dell’abitare, con la prospettiva di ulteriori risorse nelle prossime variazioni di bilancio.
Più marcatamente economico l’accento posto dall’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò, che rivendica l’introduzione di un contributo in grado di abbattere integralmente gli interessi sui mutui ultra ventennali per la ristrutturazione nei centri storici. «Un volano per l’economia regionale – sottolinea – capace di generare lavori per decine di milioni e un ritorno fiscale diretto e indiretto per la Regione».
Tra prudenza e ambizione
La Sicilia sceglie dunque una strada intermedia: meno espansiva del Superbonus nazionale, ma più mirata. Una misura che prova a imparare dagli errori del passato, evitando distorsioni e puntando su obiettivi di lungo periodo. Perché, come spesso accade nelle politiche pubbliche, il vero banco di prova non sarà l’annuncio, ma la capacità di trasformare le norme in cantieri, i fondi in case più sicure e i centri storici in luoghi nuovamente abitati. In fondo, l’edilizia non è solo cemento: è una questione di futuro.
