Entro 7 giorni ci dovrà essere il rimpasto della giunta Schifani
Dal primo maggio, in assenza del rendiconto 2025, scatterà il blocco automatico della spesa per consulenti ed esterni. La scadenza interna, secondo l’ANSA, è fissata al 30 aprile: il dossier va chiuso entro sette giorni, non oltre. I nuovi assessori, se nominati dopo quella data, non potrebbero allestire uffici di gabinetto né segreterie particolari. Una paralisi tecnica, non politica. Schifani non può più aspettare.
A complicare il quadro ci sono le due deleghe –funzione pubblica e politiche sociali– che Schifani gestisce in regime di interim da cinque mesi, eredità delle dimissioni di Nuccia Albano e Andrea Messina dopo l’inchiesta che ha investito la Dc e portato Totò Cuffaro agli arresti domiciliari. Le caselle da riempire salgono dunque da due a quattro.
La questione morale che oscura i numeri
Il problema non è solo il calendario. Due assessori siedono a processo per corruzione: Elvira Amata (FdI, Turismo) imputata a Palermo e Luca Sammartino (Lega, Agricoltura) a giudizio a Catania. Entrambi ancora al loro posto.
Il paradosso è evidente. Questo governo ha trasformato un disavanzo da 4 miliardi in un surplus di oltre 5 miliardi. I risultati sono evidenti, ma una giunta di assessori sotto processo ci fa dimenticare tutto il resto.
Il passaggio decisivo sarà il 27 aprile. Arianna Meloni e Giovanni Donzelli saranno in Sicilia per una riunione a porte chiuse dove verrà deciso il futuro dell’assesore Amata. Solo dopo Schifani potrà muoversi. Se gli alleati tergiversassero ancora, non si esclude che il governatore agisca in prima persona.
Sette giorni. Rimaniamo in attesa.
