Regione Sicilia: cambiano alcuni dirigenti e si riaccende il dibattito sul futuro dell’isola
A Palazzo d’Orléans si muovono le prime decisioni importanti dopo giorni di grande attenzione pubblica e mediatica. Sono stati disposti avvicendamenti e sospensioni di alcuni dirigenti regionali, in attesa di chiarimenti su vicende che hanno suscitato ampio interesse e reazioni in tutta la Sicilia.
Nel frattempo, diversi esponenti del mondo civile e culturale hanno espresso la necessità di una “stagione di rinnovamento”, chiedendo che questa fase di transizione diventi l’occasione per rafforzare la credibilità della pubblica amministrazione e ricostruire un clima di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Molte voci sottolineano l’importanza di voltare pagina e di valorizzare le energie positive dell’isola, guardando al futuro con spirito di cambiamento e partecipazione. Un messaggio che sembra trovare consenso trasversale: la Sicilia – si dice – merita stabilità, trasparenza e competenze solide al servizio del bene comune.
Schlein: “La Sicilia ostaggio di un sistema che uccide il futuro”
Durissima la reazione della segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, che parla di “una Sicilia tenuta in ostaggio vent’anni dopo”. «Le intercettazioni raccontano una verità drammatica – afferma –: appalti, concorsi e sanità piegati a interessi clientelari, funzionali al mantenimento del potere di una consorteria che soffoca ogni speranza di cambiamento». La leader dem punta il dito anche contro l’attuale governo regionale: «Il problema non è solo Cuffaro ma chi oggi guida la Sicilia. La destra – dice Schlein – è prigioniera delle sue stesse contraddizioni, incapace di dare risposte ai cittadini. Schifani non può limitarsi a sospendere funzionari: servono scelte politiche forti. È tempo di rompere legami, clientele e favori che da decenni bloccano lo sviluppo dell’isola».
Provenzano: “È crollato un sistema, Schifani si dimetta”
A rincarare la dose è Giuseppe Provenzano, ex ministro per il Sud e membro della segreteria nazionale del Pd.«Stiamo assistendo – dichiara – al crollo di un sistema di potere che da vent’anni domina la Sicilia. È il vecchio che divora il futuro». Provenzano parla di “pezzi di apparato regionale infedeli allo Stato, fedeli solo a chi li nomina”, denunciando un “modello marcio di governo”, che coinvolge “sanità, consorzi di bonifica e gestione dell’acqua”.Poi l’affondo: «Schifani non può chiamarsi fuori. Cuffaro, Sammartino e Schifani sono i tre pilastri su cui si è retto fin qui il governo regionale. L’unica via d’uscita – conclude – sono le dimissioni del presidente e l’azzeramento della dirigenza coinvolta. Serve un atto di igiene pubblica».
La Vardera: “Un presidente prigioniero, Schifani stacchi la spina alla Dc”
Dal fronte centrista arrivano parole altrettanto pesanti. Il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, definisce “ridicolo” l’atteggiamento del governatore: «Schifani ha messo in scena un teatrino, fingendo decisionismo mentre è ostaggio di Cuffaro. Un vero governatore – accusa – avrebbe già tolto ogni assessorato alla Dc. Così, invece, continua un copione vecchio di due anni, dove a pagare sono sempre gli altri. La Sicilia non ha bisogno di un presidente ignavo».
