Quote rosa, la resurrezione siciliana: due anni fa no, oggi applausi bipartisan
Due anni fa l’avevano affossata senza troppi rimpianti. Ieri l’hanno riesumata, ripulita dalla polvere e votata con aria grave, come se fosse una conquista epocale. All’Ars le quote rosa non sono una novità: sono una resurrezione. Con tanto di conversioni tardive, silenzi imbarazzati e improvvise illuminazioni sulla via di Damasco.
La norma che impone il 40% minimo di donne nelle giunte comunali siciliane era già passata da quest’Aula. Bocciata. Senza appello. Poi, per due anni, il grande equivoco: in pubblico tutti prudenti, qualcuno possibilista, in privato molti contrari. E nei corridoi di Palazzo dei Normanni i deputati maschi che storcevano il naso ma non avevano il coraggio di dirlo apertamente. Perché opporsi alle quote, oggi, è un esercizio rischioso: meglio la tattica del sommerso, la maschera dell’attesa.
L’unico a parlare chiaro era stato Gianfranco Miccichè, che aveva definito la norma demagogica, scollegata dall’equità di genere in politica. Una posizione netta, condivisibile o meno, ma almeno dichiarata. Gli altri, invece, hanno preferito la diplomazia del silenzio.
Per riportare il testo in Aula e condurlo al voto è servito un fatto politico inedito: tutte le parlamentari siciliane si sono riunite in blocco, oltre le appartenenze, determinate a blindare l’articolo 8. E mentre dentro si consumava l’ennesima liturgia parlamentare, nelle tribune di Sala d’Ercole sedeva una pattuglia di quaranta donne. Non un pubblico qualsiasi, ma una presenza vigile, pronta a prendere nota di nomi e tentativi di rallentamento.
Alla fine il 40% è passato. La Sicilia si allinea al resto d’Italia. L’entrata in vigore slitta al prossimo rinnovo degli organi comunali, ma il principio è stato sancito.
E a quel punto, in nome del politicamente corretto finalmente celebrato, è iniziata la sfilata. Interventi dallo scranno, dichiarazioni solenni, rivendicazioni trasversali. Chi la definiva battaglia storica, chi passo di civiltà, chi traguardo atteso. Un coro unanime che, fino a ieri, unanime non era affatto.
Non solo: sull’onda dell’entusiasmo, c’è già chi propone di estendere lo stesso principio anche all’Assemblea regionale e alla composizione del governo della Regione. Dalle giunte comunali a Sala d’Ercole, fino alla giunta di governo: la quota come nuovo parametro di legittimità politica.
Così, dopo due anni di reticenze e una bocciatura già consumata, la norma diventa bandiera. E nell’Aula che l’aveva respinta, oggi va in scena la gara a chi la difende con più convinzione. Perché in politica, si sa, le maschere non cadono: si aggiornano.
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