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Infrastrutture

Ponte sullo Stretto: Matteo Salvini denuncia inchieste preventive e burocrazia ostativa

di Federico Conti -





Il dibattito sulle grandi opere pubbliche in Italia torna a farsi rovente dopo le recenti dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Durante un videomessaggio trasmesso in occasione delle celebrazioni per gli ottant’anni di Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, Matteo Salvini ha espresso parole durissime in merito alla gestione giudiziaria e burocratica che frena lo sviluppo infrastrutturale del Paese, ponendo l’accento in particolare sul progetto del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.

La presunzione di colpevolezza nel settore delle costruzioni

Nel suo intervento, il leader della Lega ha voluto lanciare un forte messaggio di solidarietà e coesione verso la categoria degli imprenditori edili. Il ministro ha evidenziato come esista un pregiudizio di fondo che colpirebbe chiunque operi nel comparto delle grandi opere o nella gestione amministrativa delle stesse. Secondo la sua analisi, infatti, l’attuale clima sociale e giudiziario tese a penalizzare ingiustamente i protagonisti del settore economico e politico.

A questo proposito, il vicepremier ha invitato la platea a fare fronte comune contro quello che ritiene un attacco sistematico. Le sue parole esatte sono state un chiaro invito alla compattezza dell’intero comparto: “Stiamoci vicini, perché purtroppo per una piccolissima parte di paese che spesso ricopre i ruoli importanti e delicati, se qualcuno lavora nel business dell’edilizia delle costruzioni e se qualcuno fa politica c’è la presunzione di colpevolezza”.

Il nodo dei cantieri aperti e il caso del Ponte sullo Stretto

Il fulcro della contestazione mossa dal titolare del dicastero di Porta Pia riguarda il numero, a suo dire eccessivo, di fascicoli giudiziari che gravano sul sistema italiano delle opere pubbliche. Il ministro ha allargato lo sguardo oltre il singolo cantiere dello Stretto, ponendo un interrogativo di portata nazionale sulla quantità di indagini aperte che interessano l’urbanistica e le costruzioni da Nord a Sud.

Questo attivismo della magistratura colpirebbe sia i progetti in fase di pianificazione sia le manifestazioni ormai imminenti o concluse, comprese le infrastrutture collegate ai grandi eventi sportivi invernali, definite dal ministro come una coda di inchieste ingenerose. Sul dossier specifico del collegamento marittimo, l’affondo è stato ancora più diretto, parlando apertamente di azioni giudiziarie anticipate volte a fermare i lavori prima ancora della loro effettiva partenza. Per spiegare questa dinamica, il segretario della Lega ha affermato che sul Ponte sullo stretto per Salvini ci sono “inchieste preventive, perché laddove c’è una grande opera e laddove c’è una piccola opera sicuramente per qualcuno c’è del marcio e allora è meglio bloccare in anticipo”.

La critica alla giustizia politicizzata e il freno allo sviluppo

La riflessione conclusiva del rappresentante del governo si è concentrata sugli ostacoli strutturali che, nella sua visione, impediscono la modernizzazione della rete infrastrutturale italiana. Oltre al peso di una macchina burocratica definita ostativa, l’indice è stato puntato contro una frangia specifica della magistratura, accusata di muoversi per scopi ideologici e non puramente di giustizia. Una condizione che rischia di paralizzare l’economia nazionale e scoraggiare gli investimenti nel settore edile. Il ministro ha infatti ribadito la sua ferma convinzione dichiarando che “Io penso – conclude il ministro – che con la presunzione di colpevolezza, con la burocrazia ostativa e con una microparte della giustizia politicizzata il paese non va avanti”.