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Infrastrutture

Ponte sullo Stretto, Ciucci: cantieri al via nell’ultimo trimestre del 2026

di Edoardo Gentile -





L’amministratore delegato della Società Stretto di Messina fissa la tabella di marcia davanti alla commissione Ambiente del Senato: iter approvativo concluso entro fine estate, poi si parte con la fase costruttiva. Sull’aumento dei costi, la replica: colpa dell’indicizzazione dei prezzi, non di varianti al progetto.

I lavori per il Ponte sullo Stretto potrebbero partire entro la fine del 2026. È la previsione illustrata da Pietro Ciucci, amministratore delegato della Società Stretto di Messina, nel corso della sua audizione davanti alla commissione Ambiente del Senato, chiamata ad esaminare il disegno di legge sui Commissari straordinari e concessioni — provvedimento che contiene anche le disposizioni relative alla grande opera infrastrutturale.

«Considerate le procedure previste dal decreto legge in esame e le attività già svolte e in corso, si ritiene che l’iter approvativo possa essere completato entro la fine dell’estate 2026», ha dichiarato Ciucci, precisando che questo consentirebbe di «avviare la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno».

Ponte sullo Stretto 2026: la tabella di marcia

La dichiarazione di Ciucci delinea una scansione precisa: estate 2026 per chiudere il percorso autorizzativo, ottobre-dicembre 2026 per l’effettivo avvio dei cantieri. Una tempistica che, nelle intenzioni della società concessionaria, consentirebbe di rispettare il cronoprogramma complessivo dell’opera senza ulteriori slittamenti.

L’audizione si inserisce in un momento politicamente delicato per il progetto, con il dibattito parlamentare ancora aperto e diversi fronti critici — ambientali, tecnici e finanziari — che continuano ad alimentare il confronto pubblico.

L’aumento dei costi: «È l’indicizzazione, non le varianti»

Uno dei punti più discussi riguarda la crescita del corrispettivo dovuto al Contraente generale, più che raddoppiato nel corso degli anni: dai 3,9 miliardi del 2006 si è passati ai 6,7 miliardi del 2011, fino agli attuali 10,5 miliardi. Cifre che hanno sollevato interrogativi sull’applicabilità della Direttiva europea sugli appalti pubblici.

Ciucci ha respinto l’interpretazione che riconduce questi aumenti a varianti sostanziali del progetto. L’incremento, ha spiegato, è riconducibile «pressoché esclusivamente» all’applicazione di clausole di indicizzazione dei prezzi, fenomeno comune a tutte le grandi opere infrastrutturali degli ultimi anni, aggravato dalla fiammata inflazionistica del periodo recente.

Le uniche varianti? Il tracciato ferroviario a Messina

Sul fronte delle varianti progettuali — quelle che, secondo la normativa UE, potrebbero rendere necessaria una nuova gara d’appalto — Ciucci ha circoscritto il perimetro in modo netto. Le sole modifiche rilevanti riguardano il tracciato ferroviario, con le relative tre stazioni, recepito nel progetto definitivo del 2011 su indicazione dell’amministrazione comunale di Messina. Varianti che, ha precisato l’ad, «in ogni caso rientrerebbero nel limite del 50%» previsto dall’articolo 72 della Direttiva europea, escludendo quindi qualsiasi obbligo di rilancio della procedura di affidamento.