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Attualità

Messina, in quindicimila contro il Ponte: “Date quei fondi al Sud, non alla propaganda”

di Bianca Giunta -





La pioggia non ferma il popolo del “No Ponte”. In quindicimila, secondo gli organizzatori, hanno attraversato le vie di Messina da piazza Castronovo fino al Duomo, in una manifestazione che ha assunto i toni di un grido collettivo contro quella che molti definiscono “l’illusione ingegneristica del secolo”. Striscioni, tamburi e un messaggio unico: “Con quei 13 miliardi si potevano cambiare le vite dei cittadini del Sud, non solo le mappe dell’ingegneria politica”.

Schlein: “Il progetto è illegittimo e antistorico”

Sul palco, di fronte a una piazza gremita nonostante la pioggia battente, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein è diretta: «La Corte dei conti è stata chiara: le procedure sono state forzate, le direttive ambientali e sugli appalti violate. Il progetto del Ponte è la fotografia della vecchia politica, quella che continua a inseguire i sogni di Berlusconi, a discapito di un Mezzogiorno che chiede scuole, ospedali, ferrovie».

Schlein parla di “vergogna nazionale” e accusa il governo Meloni di aver “buttato 13 miliardi di euro sottraendoli ai cittadini del Sud”. Poi incalza: «Non ci fermeremo. Difenderemo il diritto alla verità e alla legalità. La democrazia non è un assegno in bianco consegnato a chi governa».

Bonelli: “Costruiremo un muro di legalità”

Dal palco risponde anche il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, che trasforma la protesta in un manifesto politico: «Se pensano di andare avanti nonostante il diniego della Corte dei conti, costruiremo un muro di legalità. Salvini vuole esportare il modello del Ponte? Allora esportiamo Salvini!».

L’affondo fa esplodere la piazza, mentre gli organizzatori scandiscono i numeri: 47 gruppi ambientalisti, 5 sindacati, 36 movimenti civici, 80 associazioni.

Giovani, studenti e la società civile: “Non siamo più spettatori”

Tra i cori e gli ombrelli colorati, si muove una nuova generazione che riporta la politica nelle strade. «Siamo tornati, non per protesta ma per partecipazione», racconta Caterina La Rocca, coordinatrice della Rete degli studenti medi. Accanto a lei, Giovanna Borgosano, ottant’anni e un’esistenza trascorsa “contro il Ponte”: «Una vita di battaglie. Oggi finalmente vedo i giovani che si riprendono la parola. È la vittoria più bella».

Accorinti: “Pronti alla disobbedienza civile”

L’ex sindaco di Messina Renato Accorinti, anima storica del movimento “No Ponte”, parla con il tono di chi ha visto passare decenni di promesse: «È un’opera inutile e devastante. Lo Stretto è una zona sacra, fragile e bellissima. Se apriranno i cantieri, faremo disobbedienza civile. Non siamo la minoranza rumorosa: siamo la maggioranza contagiosa».

Poi aggiunge, con l’ironia che gli è tipica: «Il Giappone è un arcipelago non collegato alla terraferma eppure è la quarta economia del mondo. La Calabria, invece, è collegata all’Italia e resta la più povera d’Europa. Forse il problema non è il ponte, ma chi ci governa».

Santillo (M5S): “Aumento dei costi, pietra tombale sul progetto”

Dal fronte grillino arriva la stoccata del vicepresidente della Commissione Ambiente Agostino Santillo: «Lo stesso Salvini ammette che i costi di acciaio, cemento ed energia sono esplosi. Bene, allora lo dica chiaramente: questo aumento dei costi è la pietra tombale sul vecchio appalto. La legge impone una nuova gara. È il Codice degli appalti, non un consiglio».

Il Wwf: “Progetto insostenibile”

Chiude la giornata Gaetano Benedetto, presidente del centro studi Wwf Italia: «Tutti i dati dicono che il Ponte è insostenibile. Il debito pubblico oggi sfiora i 3mila miliardi e si vuole costruire un’opera faraonica solo con soldi pubblici. È una follia ambientale ed economica».

“Una giornata storica per lo Stretto”

Alle 19, il corteo si scioglie tra cori e applausi. «Siamo in quindicimila, un record», annuncia Pietro Patti, segretario provinciale della Cgil. «La lotta continua – aggiunge Daniele Ialacqua del comitato Capo Peloro – perché questo non è solo un “no” al ponte, ma un “sì” al Sud, alla dignità e alla verità».

La pioggia smette di cadere, ma resta l’eco di una piazza che chiede con voce ferma una cosa semplice e gigantesca: “Prima i diritti, poi i piloni.”