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Cronaca

Menfi, calci e pugni contro la moglie. Ormai un caso di violenza ogni due giorni

di Redazione -





A Menfi, addirittura il giorno della vigilia di Natale: è solo l’ultimo dei casi scoperti, venuti alla luce, di violenza contro una donna. Di una lunga sequela di violenze contro le donne in questo 2023 (com’è stato negli anni precedenti). Che nessuno riesce ad arginare. Che nessuna legge frena. A Menfi, nei giorni di festa, un uomo ha preso a calci e pugni la moglie che gli chiedeva la separazione. Il Giudice per le Indagini Preliminari del tribunale di Sciacca, ha disposto per lui il divieto di avvicinamento, con obbligo di restare distante almeno 500 metri e di non poter comunicare con la donna. Gli ha pure applicato il braccialetto elettronico a questo 40enne di Menfi, protagonista di una vicenda che vede vittima di violenza la donna che era stata sua moglie ma che adesso voleva rifarsi una vita senza di lui. La donna, sarebbe stata picchiata dopo l’avvio delle pratiche di separazione. E, molto probabilmente, a causa del fatto che non voleva più che la storia andasse avanti. È stata costretta a ricorrere alle cure mediche al PTE di Menfi e ha denunciato il marito sostenendo che l’avrebbe scaraventata a terra e colpita con un pugno e un calcio. Notizia del giorno di Natale. Ormai è uno stillicidio continuo. In due mesi e mezzo o poco più, da ottobre a prima delle feste di Natale, nell’Isola ci sono stati più o meno una trentina di arresti per violenza di genere. Il numero delle denunce nell’ultimo anno tra maltrattamenti e stalking, ha abbondantemente superato quota 1.500 e si avvicina alle 1.600. Donne vessate, picchiate, maltrattate, perseguitate e umiliate. Dai mariti; ma anche da figli, compagni di vita, fidanzati e, soprattutto, ex. Un caso ogni due giorni è più o meno l’andamento: sena distinzione territoriale: da Trapani a Siracusa, passando per il Palermitano, il Trapanese, il Nisseno, il Messinese, l’Agrigentino; ma anche le province di Ragusa e Enna, non c’è area di questa Isola che si salvi, che sia immune da una pandemia pericolosa: la violenza contro le donne. Non c’è provincia immune. Ci sono poi zone, come Agrigento e la sua provincia, dove si denuncia di più rispetto ad esempio, a Messina ed Enna che registrano casi di violenza molto rari -denunce fatte alla mano- molto rari e non certo perché non ce ne siano. Lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne, la commissione dell’ARS che se ne occupa, ha diffuso i numeri e in Sicilia, a quella data, un mese fa cioè, il quadro era devastante, “veramente tragico e tutt’altro che incoraggiante”, come definito da Roberta Schillaci, presidente della commissione del Parlamento siciliano che si occupa di violenza di genere. Un altro numero che fa riflettere: 290, infatti, le scuole di ogni ordine e grado delle nove province siciliane che hanno riposto al monitoraggio curato dall’Ufficio scolastico Regionale per la Sicilia sulla violenza di genere. Perché non tutte? Questo fatto induce davvero a profonde riflessioni. Se in Italia c’è un sommerso del 30% di donne che subiscono e non denunciano, in Sicilia questo dato sale al 50% ed è sparso soprattutto fra le over 65. Lo ha scritto di recente la CGIL regionale.