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Lavoro nero in Sicilia, i numeri choc del rapporto INPS 2025: quasi nove aziende su dieci erano irregolari

di Edoardo Gentile -





Settantasette milioni di euro di contributi evasi, oltre 16mila lavoratori non in regola e una scuola materna a Palermo che operava senza alcuna autorizzazione. Sono i dati dell’attività ispettiva dell’INPS in Sicilia nel corso del 2025, presentati dal direttore regionale dell’istituto Sergio Saltalamacchia.

Il quadro che emerge dal report annuale dell’INPS sulla vigilanza in Sicilia è, a dir poco, allarmante. Su 694 aziende sottoposte a controllo nel 2025, ben 600 sono risultate irregolari: una percentuale che sfiora il 90% e che fotografa un tessuto produttivo in cui il lavoro nero e le irregolarità contributive rappresentano ancora, in larga parte dell’isola, la norma piuttosto che l’eccezione. I crediti accertati hanno superato i 77 milioni di euro, mentre i lavoratori scoperti in nero sono stati 435, quelli irregolari 10.828 e quelli cosiddetti “fittizi” — ovvero inesistenti ma registrati per truffare le casse previdenziali — addirittura 5.309.

Dalle aziende avicole ai supermercati: le irregolarità nel settore privato

Tra i casi più significativi emersi nel corso delle ispezioni spicca quello di un’azienda avicola nel palermitano, dove gli ispettori dell’INPS e i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno portato alla luce un’omissione contributiva da 9 milioni di euro. Nella grande distribuzione organizzata, un’indagine su una catena attiva nell’intera provincia di Palermo ha invece rivelato un doppio illecito: l’uso improprio degli ammortizzatori sociali e l’inquadramento deliberatamente ridotto dei propri dipendenti, con un danno quantificato in circa 8,5 milioni di euro tra contributi non versati e sanzioni.

Ancora più grave il caso di una catena di supermercati con sede a Barcellona Pozzo di Gotto e punti vendita distribuiti nel Messinese: oltre a 15 lavoratori in nero, gli ispettori hanno scoperto 241 posizioni gestite in maniera illecita attraverso contratti di somministrazione, per un addebito che supera i 6 milioni di euro. Per le violazioni penali riscontrate, il caso è stato trasmesso all’autorità giudiziaria.

Scuole private e formazione professionale: il mercato dei punteggi fantasma

Uno degli scenari più inquietanti riguarda il mondo dell’istruzione privata. Le ispezioni condotte nel 2025 nelle scuole paritarie siciliane hanno portato a contestazioni per 1,7 milioni di euro, con 19 insegnanti trovati a lavorare completamente in nero e 32 rapporti di lavoro del tutto inesistenti. A rendere il fenomeno ancora più distorto è la sua logica interna: in molti casi, il personale docente e amministrativo accettava di non ricevere retribuzione — o addirittura di figurare in rapporti di lavoro mai realmente svolti — in cambio dell’accumulo di punteggio utile per accedere al ruolo nella scuola pubblica.

Il caso limite è quello di una scuola materna a Palermo, trovata a operare da anni in totale assenza di autorizzazioni e licenze. L’intervento congiunto di ispettori INPS, carabinieri del NAS e del NIL ha portato alla sospensione immediata dell’attività: tutti e 16 i lavoratori impiegati erano privi di qualsiasi contratto regolare. Alla chiusura si sono aggiunte segnalazioni all’autorità giudiziaria per gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

A Catania, invece, un ente di formazione per estetisti e parrucchieri aveva classificato come collaboratori coordinati e continuativi 29 dei suoi 35 insegnanti, pur trattandosi a tutti gli effetti di lavoratori dipendenti: la riqualificazione dei contratti ha comportato il recupero di circa 400mila euro di contributi evasi.

Case di riposo nel mirino: anziani rinchiusi e sospetti di caporalato

Particolarmente grave la situazione nelle strutture di cura per anziani, dove su 29 accertamenti conclusi nel corso del 2025 ben 28 hanno prodotto verbali di contestazione, per un totale di oltre 2,6 milioni di euro addebitati. Gli ispettori hanno scoperto lavoro nero mascherato da volontariato — uno stratagemma per non perdere l’accesso all’Assegno di Inclusione — e, nei casi più estremi, situazioni riconducibili al reato di caporalato.

Il caso più grave ha riguardato una struttura nel Comune di Messina, dove una ventina di pazienti della RSA erano stati trasferiti in un appartamento adiacente alla sede, tenuti dietro una porta chiusa con un catenaccio. A liberarli sono stati i militari della Guardia di Finanza durante l’ispezione.

Agricoltura: il 90% dei rapporti fittizi riguarda braccianti

Il comparto agricolo si conferma tra i più colpiti dal fenomeno delle irregolarità. Nelle 126 aziende controllate sono emersi oltre 4.200 rapporti di lavoro irregolari e quasi 4.900 posizioni completamente fittizie — ovvero lavoratori mai esistiti, registrati per incassare contributi e indennità non dovute. Catania guida la classifica provinciale delle irregolarità, seguita da Agrigento, Caltanissetta e Siracusa. Il recupero contributivo nel settore ha superato i 23 milioni di euro.

IPAB siciliane: 53 milioni di debiti e un caso segnalato alla Corte dei Conti

Tutti gli 85 istituti pubblici di assistenza e beneficenza presenti in Sicilia sono stati sottoposti a verifica. Il risultato è un’esposizione debitoria complessiva verso l’INPS che supera ormai i 53 milioni di euro. Le indagini hanno anche portato alla luce uno schema anomalo: alcuni dipendenti pubblici risultavano contemporaneamente in servizio presso quattro o cinque IPAB diverse, accumulando compensi che hanno gonfiato artificialmente le proprie posizioni previdenziali, con ricadute dirette sull’entità delle pensioni percepite.

Meno ispettori, più irregolarità: il paradosso della vigilanza in Sicilia

A rendere ancora più preoccupante il quadro complessivo è la progressiva riduzione degli ispettori disponibili: da 79 nel 2024 a 72 nel 2025. Una contrazione che avviene mentre le irregolarità restano strutturali e diffuse. Il direttore regionale Saltalamacchia ha espresso la speranza che un nuovo concorso pubblico possa portare l’organico a 150 unità operative sul campo, numero ritenuto minimo per garantire una sorveglianza efficace su tutto il territorio siciliano.

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