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La Sicilia è a due velocità: cantieri lumaca o totalmente fermi

di Alessandro Fragalà -





di ALESSANDRO FRAGALA’- La Sicilia è a due velocità: cantieri lumaca o totalmente fermi

Ci sono argomenti che storicamente tornano sempre. Ci sono condizioni che, sempre storicamente, diventano ataviche e sembrano quasi insuperabili a tal punto che ci si abitua. Anzi, non ci si fa più caso. Negli ultimi mesi, nelle ultime settimane si è tanto parlato di autonomia differenziata, dei pro e dei contri sui quali, in questo scritto, non vogliamo entrare. C’è però chi sostiene che questa possibile riforma rischi di amplificare ancora di più i divari che esistono in Italia. Difficile dire chi possa avere torto o ragione. Ci sono però alcune certezze da cui, evidentemente, non si può prescindere. Tra queste c’è sicuramente una di quelle condizioni di cui parlavamo in alto: l’Italia corre a due velocità e la Sicilia, purtroppo, non è in testa a questo speciale gran premio. Diversi i segmenti in cui il divario è evidente: incredibile quello che riguarda le opere pubbliche e i cantieri. Argomento spinoso. Si perché in attesa che partano i lavori per la costruzione del Ponte sullo stretto e delle numerose opere connesse, il panorama siciliano è ornato da pochissimi cantieri e quelli che presenti sono lenti, lentissimi o, in alcuni casi, totalmente bloccati. Gli esempi sono numerosi. E non è un bel primato. Alcune volte si cade addirittura nel ridicolo. Qualche giorno fa il vicepremier Salvini, nel catanese, ha inaugurato il cantiere per la costruzione della tratta della linea metropolitana che dovrebbe, un giorno, collegare il comune di Misterbianco a quello di Paternò, in un progetto complessivo che, in un domani imprecisato, potrebbe consentire di andare in metro da Paternò, appunto, fino all’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania, passando per il centro della città. Potrebbe. Si perché, come ha ricordato il sindaco di Misterbianco Marco Corsaro il giorno dell’inaugurazione del cantiere, dinanzi ad uno che parte, ne esiste, un altro, quello per la tratta Monte Po’ – Misterbianco, che è completamente bloccato. I più visionari potrebbero immaginare un treno che arrivato nell’ultima stazione della metro catanese voli fino a Misterbianco, per poi ritornare nei tunnel e proseguire fino a Paternò. E’ evidente che c’è qualcosa che non va. E’ doveroso ammettere che la buona volontà per cambiare le cose c’è. Purtroppo, però, poi si blocca sempre qualcosa. Basti pensare all’autostrada Siracusa – Gela, progettata quasi 50 anni fa e ritornata in auge negli ultimi anni. Con difficoltà estreme si è riusciti a completare prima il tratto Rosolini – Pozzallo e, poi, con enormi polemiche anche quello Pozzallo – Modica. E il resto? Il resto è fermo perché non ci sono i soldi per andare avanti. Per non andare troppo lontano c’è un altro progetto, fondamentale per l’economia siciliana, che procede alla velocità della lumaca. Parliamo della Catania-Ragusa. “Il lotto più avanzato ha completato appena lo 0,69 per cento dei lavori previsti, altri sono molto più indietro, il lotto 2, addirittura, è ancora fermo al palo. Altro che completamento nel 2026 come previsto in fase di progettazione. La Ragusa-Catania vedrà la luce, se va bene, nel 2050. Schifani non cerchi di smarcarsi implorando la revoca del ruolo di commissario per scaricare su altri la colpa dei ritardi. Se i lavori sono fermi, o quasi, la colpa è soprattutto sua”. La denuncia arriva dalla deputata regionale M5S, Stefania Campo, commentando i dati pubblicati sul sito istituzionale dell’Anas relativi alla Ragusa-Catania. Ma basta dare un’occhiata ai cantieri per capire che la situazione è deprimente. “Del lotto 1, appaltato alla Webuild – spiega la Campo -risulta un avanzamento lavori dello 0,13%; del lotto 2, in carico alla ICM, non c’è traccia nemmeno di inizio lavori; per il lotto 3, aggiudicato alla RTI Rizzani-Manelli, si parla di lavori ancora fermi allo 0,08; infine, il lotto 4, della RTI Cosedil-D’Agostino-Fincantieri, detiene il ‘record’ di avanzamento lavori con lo 0,69%. Facendo due conti al volo, risulta pertanto che ci sia già un ritardo di 12/13 mesi sui 3 anni e mezzo preventivati, ovvero siamo quasi ancora fermi al momento della consegna dei lavori”. Non serve dire altro. Aggiungiamo solo che a Genova il ponte Morandi crollato nell’agosto 2018 è stato ricostruito in due anni. Il viadotto Simeto dell’autostrada a19 Catania-Palermo, chiuso sempre nel 2018, è stato riaperto nel 2023. Inutile, la Sicilia è a due velocità.