Leggi:

Attualità

Un’ecatombe di morti bianche: 406 in cinque anni

di Redazione -





di CLAUDIA MARI
Più sicurezza. È quello che chiedono i sindacati dopo l’incidente avvenuto al porto di Napoli dove ha perso la vita Gaspare Davì, un operaio 45enne di Trapani, che lascia la moglie e i due figli. Il marittimo – che lavorava con la compagnia da 17 anni – era impegnato in operazioni di carico e scarico di un traghetto in ripartenza per Palermo. Per l’incidente di Davì, la Procura di Napoli ha aperto una inchiesta: l’ipotesi di reato è di omicidio colposo. Dai rilievi della capitaneria di porto, sembrerebbe che il marittimo sia stato schiacciato da un semirimorchio – un mezzo pesante per la movimentazione merce – mentre si trovava nel garage del traghetto, nel terminal napoletano delle grandi navi veloci. Le videocamere di sorveglianza della struttura hanno registrato i momenti dell’incidente e, per questo, fornito anche elementi che andranno ad aiutare le indagini. Intanto, i sindacati si mobilitano: le sigle Cgil e Uil hanno programmato per il prossimo 11 aprile uno sciopero di quattro ore.
Questo accaduto a Napoli è l’ennesimo incidente mortale sul lavoro. E non si tratta di un caso isolato, anzi. A dircelo sono i numeri: “In Sicilia un’ecatombe con le morti bianche” si contano “400 morti in cinque anni”. A dirlo Filippo Virzì, già componente del Comitato Consultivo Provinciale Inail di Palermo. Molto alto il numero di incidenti, soprattutto nei cantieri edili, dove si contano il 10% delle vittime delle morti bianche. “Nell’isola – prosegue Virzì – una vera e propria scia di sangue, e una sicurezza quasi inesistente”.
i dati inail
Secondo l’Inail, spiega, tra il 2019 e il 2023 nell’isola sono stati 406 le morti bianche, e cioè uno ogni quattro giorni. “È un dato irricevibile, segno che ancora la sicurezza è solo un optional costoso, che pone la Regione Sicilia all’ottavo posto in Italia – In prima posizione la Lombardia, con 1.092 morti nel quinquennio, ma che presenta anche quasi il doppio della popolazione e un reticolato economico molto più articolato della Sicilia – moltissimi di questi lavoratori che perdono la vita ogni giorno muoiono nei cantieri edili. Le maestranze che esercitano l’attività edile nell’isola sono spesso lavoratori in nero, non dispongono del contratto collettivo nazionale corrispondente e non sono tenute a frequentare i corsi di formazione obbligatori previsti per gli edili”.
Appunto, grave la situazione nei cantieri edili: tra il 2019 e il 2023 in Sicilia, secondo l’elaborazione dei dati Inail fatta dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, su 341 morti sul lavoro, 42 lavoravano nelle costruzioni e 9 nell’impiantistica. I numeri sono in linea con il dato nazionale, dove sono 790 i lavoratori edili che hanno perso la vita sul lavoro nei 4 anni considerati, e 202 i lavoratori nell’impiantistica. Una situazione spinosa, soprattutto perché, in maniera sempre più crescente, secondo la Cgia “i lavoratori si trovano all’interno di un cantiere non per realizzare degli impianti ma per eseguire delle mansioni di natura strettamente edile senza disporre, però, di un corretto inquadramento contrattuale, ovvero quello dell’edilizia”. Insomma, un escamotage pericoloso per risparmiare sul costo del lavoro.
A ciò si lega anche l’elemento della mancata sicurezza per i lavoratori in nero – fenomeno ancora molto presente – ma anche l’elemento mcancante: quello della formazione degli operai.
Perché le maestranze che esercitano l’attività edile, ma che non dispongono del contratto collettivo nazionale corrispondente, non sono tenute a frequentare i corsi di formazione obbligatori previsti per gli operai, rendendoli meno consapevoli e preparati ad affrontare i rischi sul lavoro. I principali fattori di rischio e i più gravi nei cantieri sono le cadute dei lavoratori dall’alto; le cadute degli oggetti anche a seguito di crolli, frane o smottamenti; le perdite di controllo dei preposti nella conduzione di mezzi di lavoro. Eventi fortuiti spesso riconducibili a errori di procedura commessi dall’infortunato o da terzi, oppure dall’uso improprio delle attrezzature.