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Cronaca

Ballarò mercato del crack e di morte

di Marco Gullà -





di MARCO GULLA’
Ballarò, storico mercato di Palermo. Uno dei simboli della città. Un festival di colori e odori. Tra un’abbanniata e i turisti che incuriositi passeggiano per le vie del mercato, c’è anche un’altra porta di Ballarò, immaginaria, che ti conduce dritto all’inferno. Ballarò è anche il nucleo cittadino di spaccio di crack. Tra le costole del mercato, c’è uno spazio dove i pusher sono presenti h24, in qualsiasi momento della giornata loro vendono morte. In vicolo San Michele Arcangelo, a due passi da Casa Professa, anche alle undici di mattina ci sono ragazzi che si “fanno” di crack. E così facendo un giro per il quartiere troviamo anche una bottiglietta di plastica con un tocco di stagnola e una cannuccia, come tante se ne incontrano agli angoli dei marciapiedi passeggiando per il mercato Ballarò. “Il crack sta uccidendo ragazzi e ragazzi – dice il parroco Don Enzo Volpe – questo quartiere è il cuore dell’emergenza. Spacciatori vendono le dosi anche ai ragazzini di qualsiasi età, noi stiamo provando a fare il possibile ma le istituzioni devono aiutarci”. Un’emergenza – quella del crack – che probabilmente è stata sottovalutata, non si pensava potesse raggiungere un livello così estremo. Te ne rendi conto quando incontri chi è ormai “incatenato” da questa droga: “Mi faccio da diversi anni – racconta Tony – non riesco più a farne a meno. Non mi interessa più di niente, cerco solo droga. A volte mi faccio anche di eroina, poi coca e quindi crack”. Tony cammina come uno zombie, è devastato da questa sostanza, zoppica e si aggrappa al muro di cinta di uno dei vicoli di Ballarò. Fa impressione, anche rabbia, considerata la sua età: appena 24 anni. Giulio Zavatteri invece era un ragazzo di Palermo, un adolescente con la passione per il disegno e il rap che frequentava il liceo classico. Era il 15 settembre del 2022 quando suo padre, Francesco, lo ha trovato raggomitolato accanto al letto: ucciso a 19 anni da un’overdose di crack. “Chiamavo Giulio, Giulio…ma lui non rispondeva”, racconta il genitore. Giulio è solo una delle vittime che si moltiplicano ogni giorno nel capoluogo siciliano, dove negli ultimi anni il crack si è imposto sul mercato delle droghe. “Una sostanza maledetta – continua Francesco Zavatteri – ho salvato Giulio tante volte, lo andavo a prendere proprio a Ballarò, era quasi agonizzante, camminavo con un kit per intervenire in caso stesse male, e così è stato diverse volte. L’ultima volta però non ce l’ho fatta. Giulio prometteva di smetterla ma poi non smetteva mai, gli dicevo: ‘non voglio vederti morire’, ma purtroppo non ce l’ha fatta”. Come Francesco, ci sono tanti altri genitori che lottano contro il crack in aiuto dei figli. Una sfida impari il più delle volte. Venduto anche a dosi da cinque euro, a Palermo il crack sta sostituendo lentamente il consumo di marijuana e hashish. E infatti girando per il centro storico è sempre più facile imbattersi in ragazzi, spesso giovanissimi, che ne fanno uso. “Lo spaccio ormai è h24. Ho visto persone di ogni età e di ogni estrazione sociale, prima erano soprattutto italiani adesso anche stranieri – racconta un residente di Ballarò – di notte c’è chi si prostituisce in cambio di dosi. Una situazione di grande emergenza”. Solo da poco le istituzioni hanno iniziato a muovere i primi passi, a Palermo è nato infatti il Centro di Sostegno Anti Crack. È una nuova struttura, che offre servizi di assistenza diretta, immediata e tempestivo trattamento, supporto medico-sanitario e sociale alle persone con dipendenza da sostanze, in particolare crack e cocaina. È il “Centro di pronta accoglienza” realizzato da Regione siciliana e Asp di Palermo: “Sono contento ma al contempo arrabbiato – sottolinea Francesco Zavatteri padre di Giulio – un centro del genere avrebbe sicuramente salvato mio figlio, speriamo possa salvare altre vite. L’emergenza è piena e bisogna continuare a lottare”. Forse una via d’uscita da quella porta immaginaria che ti consegna all’inferno.