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Economia

Anno fiscale in Sicilia: 31mila ricorsi fiscali nel 2025

di Andrea Scarso -





Nel 2025 le Corti di giustizia tributaria di primo grado della Sicilia hanno ricevuto 31.480 nuovi ricorsi. Solo la Campania ha fatto di più: 36mila. Il resto d’Italia è lontano. Il dato è stato presentato questa mattina a Palazzo Steri, a Palermo, dal presidente delle Corti siciliane Antonio Novara, in apertura dell’anno giudiziario 2026.

La lettura di Novara è diretta: la propensione al contenzioso tributario –cioè la tendenza a ricorrere contro gli atti del fisco– è inversamente proporzionale alla ricchezza del territorio. Le regioni più povere litigano di più con lo Stato.

Arretrato in calo, ma 45mila cause restano pendenti

Le Corti di primo grado hanno esaurito 36.262 ricorsi nel 2025, più di quanti ne siano entrati. L’arretrato è calato del 9,5% rispetto al 2024. Eppure al 31 dicembre restavano pendenti 45.704 cause. Le situazioni più critiche sono a Catania, Messina, Palermo e Ragusa. E il 2026 è partito in salita: già 6.386 nuovi ricorsi nei primi mesi, con punte che Novara ha definito “allarmanti”.

In secondo grado il quadro è più incoraggiante. Nel quinquennio 2021-2025 le pendenze sono calate di oltre 23.000 procedimenti: una riduzione del 55% in cinque anni.

Una mappa del conflitto fiscale che è anche una mappa della disuguaglianza

La Sicilia è tra le regioni con il reddito pro capite più basso d’Italia. Il contenzioso tributario nasce da una pressione fiscale che molti non riescono a reggere, e da norme abbastanza complesse da produrre incertezza più che certezza. La mappa del litigio fiscale ricalca la mappa della disuguaglianza.