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Cronaca

Laboratorio di droga a Palermo: il controllo che ha aperto tutto

di Andrea Scarso -





Non era una sofisticata indagine antidroga. Era un controllo ordinario in strada. Due palermitani fermati in auto, un pacco sospetto sul sedile, circa 500 grammi di sostanza compatibile con la ketamina e alcune pasticche di metanfetamine. Ma la perquisizione domiciliare che ne è seguita ha portato i finanzieri del Comando Provinciale di Palermo in un altro scenario.

Nell’abitazione di uno dei due indagati, a Grisì –frazione di Monreale– è emerso un laboratorio di droga di tutto rispetto: un opificio domestico attrezzato per la trasformazione della materia prima. Non un ripostiglio con qualche attrezzo. Un impianto funzionante, con bilancini di precisione, packaging con bustine colorate e loghi personalizzati, e un’agenda rossa dove erano annotati con cura ordini e contabilità. La forma di un’impresa.

L’operazione è delle Fiamme Gialle, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo che ne ha assunto la direzione sin dai primi passi.

L’opificio di Grisì: cannabis, sintetiche e caramelle

Il sequestro è consistente. Quarantasei chili tra infiorescenze di marijuana e trinciato. Ottocentodiciannove spinelli già confezionati e pronti per la distribuzione. Liquidi ai cannabinoidi per sigarette elettroniche –un segmento di mercato in crescita, difficile da intercettare. E poi una voce che distingue questa operazione da molte simili: oltre quattro chili di caramelle e prodotti dolciari contenenti principio attivo stupefacente.

Il dato merita attenzione. Le cannabis edibles –termine con cui si indicano i prodotti da ingerire– rappresentano una forma di distribuzione pensata per abbassare la soglia percepita di rischio. Chi le acquista non fuma. Non si inietta nulla. Mangia. L’effetto psicoattivo arriva lo stesso, spesso in modo più lento e più intenso, proprio perché chi consuma tende a sottostimare la dose. È un formato commercialmente efficace –e investigativamente più insidioso.

Il laboratorio di droga scoperto a Grisì non era specializzato su un solo prodotto. Copriva cannabis in ogni formato e droghe sintetiche. Un’offerta diversificata, che rispecchia un mercato che da anni si muove verso la frammentazione e la personalizzazione del prodotto.

L’agenda rossa e i 172mila euro

C’è un dettaglio che rende questa vicenda più nitida degli altri. L’agenda rossa. Trovata durante la perquisizione, conteneva ordini e contabilità dell’attività illecita. Non appunti sparsi: una registrazione sistematica. Il segno di un’organizzazione che ragionava in termini di volumi, margini, clienti.

I finanzieri hanno anche sequestrato 7.500 euro in contanti, ritenuti provento delle vendite. Ma la cifra che racconta le dimensioni reali dell’operazione è un’altra: la merce sequestrata, se immessa sul mercato al dettaglio, avrebbe fruttato oltre 172.000 euro. Il laboratorio di Grisì non era un’attività marginale.

Al termine delle operazioni, uno dei due soggetti è stato arrestato e condotto alla Casa Circondariale Pagliarelli. Il secondo è stato posto agli arresti domiciliari, misura confermata nel rito per direttissima.

Tutto questo viene da un controllo partito da un’auto, in una strada qualunque.